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V domenica del tempo ordinario

Pescatori e pastori, immagini che richiedono una spiegazione per non cozzare con la nostra sensibilità, che le potrebbe ritenere poco rispettose della dignità dell’uomo. Infatti, a nessuno piace essere pescato o sentirsi chiamare pecora di un gregge. Occorre perciò considerare che se il pescatore e il pastore di solito cercano il proprio utile, nel vangelo essi prestano, invece, un servizio, pronti a dare la vita per l’altro. I pescatori di uomini manifestano la propria disponibilità a calare una scialuppa nel mare procelloso della vita per aiutare gli altri, senza evocare idee di superiorità perché nella chiesa nessuno è soltanto pescatore o pastore.

Ogni cristiano deve prima essere pescato, come è capitato più volte a Pietro, il quale è stato più volte ripescato per la sua durezza di cervice, trasformandosi in pecorella smarrita che impara dal buon pastore. Perciò, i cristiani sono soltanto i collaboratori della gioia dei fratelli, pronti a far cenno ai compagni cercando loro aiuto nella consapevolezza che ogni autentica conversione è la storia di un passaggio da pescato a pescatore, come capita ad Agostino. Del resto, essere cristiani non significa conoscere una dottrina, ma seguire una persona per realizzare un progetto di vita.

Per essere pescatori di uomini occorrono due condizioni: la radicalità del distacco, pronti a lasciare ogni cosa se necessario, rinunciando alla sicurezza per seguire Gesù. Questa scelta nasce non è un seguire cieco per superficiale entusiasmo, ma rimanda ad una autentica esperienza di Lui, dalla quale promana stupore che induce a prendere coscienza della propria indegnità, come capita a Pietro. E’ l’esperienza di Isaia che, abbagliato da Dio, chiede di essere mandato, è l’obbedienza carica di fiducia di Simone, che si fida delle parole di Gesù e cala le reti nonostante la pratica del suo lavoro dimostrasse il contrario.

Isaia, Paolo, Pietro sono protagonisti di tre storie simili e diverse di un incontro che cambia loro la vita: Isaia l’esperienza della santità di Dio contro la sua condizione di peccatore - come propone la prima lettura -; Paolo è abbagliato dall’apparizione del Risorto; Pietro sperimenta al lago l’abbondanza della pesca miracolosa. Non tutti vivono vicende analoghe, però la voce di Dio, prima o poi, si fa sentire nel profondo dell’animo perché Egli è in agguato, come scrive Mauriac. In quel momento è importante essere disponibili.

La pesca miracolosa diventa così metafora dello sforzo dell’uomo senza Cristo, quando risulta sterile, e con Cristo quando è feconda. Anche noi tante volte abbiamo faticato e combinato poco. Perché? Probabilmente abbiamo confidato troppo in noi stessi.

Cosa avremmo fatto al posto di Pietro? Egli nonostante tutto esclama: sulla tua parola calerò le reti: si fida del Maestro. Ecco perché riceve il premio: Gesù lo chiama. Il vangelo insegna oggi che dobbiamo credere sul serio alla Parola di Gesù, fidandoci di Lui perché siamo chiamati non solo a seguirlo, ma ad essere anche pescatori di uomini, coinvolti nella sua missione e proclamare il messaggio come Paolo nella seconda lettura: liberi dentro, distaccati da cose materiali, senza porre fiducia nelle proprie capacità, ma confidando con umiltà nell’aiuto di Dio, facendo parlare l’esperienza diretta e personale di Dio, come Elia nella prima lettura, come Paolo a proposito del mistero di Cristo nella seconda, come gli apostoli nel vangelo.

Sulla barca dove sale Gesù non si sentono discorsi ispirati, prevale il suo sguardo su quegli uomini, i quali si sentono amati e percepiscono che la loro vita può essere al sicuro accanto a Lui perché dal suo viso traspare la forza del giusto. Si fidano ed allora le loro reti si riempiono, fatto prodigioso che induce Pietro a riflettere. La paura s’impadronisce di lui, è consapevole che quegli occhi indagatori possono guardare nella sua coscienza, si proclama perciò peccatore. Ma é una confessione non richiesta, perciò non determina rimproveri o commenti. Il Maestro non è interessato ai peccati del pescatore: il passato di Simone è andato per sempre, a Gesù interessano solo azioni che generano futuro; perciò invita a donare la vita divenendo pescatore di uomini. Delicatezza di un maestro di umanità! Nella sua sapienza incanta chi lo ascolta. Egli non comanda, prega, come aveva fatto quando li aveva invitati a discostarsi dalla riva. Conforta sollecitando a non temere, è capace di liberare dalla paura infondendo coraggio e far fiorire nei cuori il domani. Infatti, negli uomini Egli non considera i fallimenti, ma le potenzialità messe a frutto. Ecco perché questi pescatori “lasciarono tutto e lo seguirono”, senza porsi domande su dove li avrebbe condotti. E noi?


Domande in attesa di risposta

Crediamo veramente alla parola di Cristo, ci fidiamo di Lui?

La trasformiamo in nostra guida?

Abbiamo sperimentato un incontro vivo e vivificante con Lui?

Ci ha veramente affascinati?

Lo troviamo nella meditazione, nella preghiera, nell’impegno quotidiano?



Il bisogno di profeti per ravvivare la speranza

I brani della liturgia della parola di questa domenica ci mettono di fronte ad una precisa responsabilità, conseguenza dell’ascolto della parola di Dio: la missione profetica. Chi vuole vivere da cristiano deve ritenersi un profeta di Dio, cioè parlare in sua vece. A svolgere questa funzione è innanzitutto Cristo: parola stessa di Dio incarnata, fonte lo Spirito Santo, dono suo e del Padre. Col battesimo siano trasformati in parola vivente di Dio se ci apriamo docilmente al suo influsso lasciandoci penetrare dalla luce del Verbo per capire il senso della vita e cogliere aspetti sempre nuovi di una verità infinitamente più grande di noi. Nostro impegno è confrontare la verità suggeritaci da quella parola con gli avvenimenti della vita per formulare un giudizio di valore e mettere a frutto i talenti ricevuti qualunque sia il nostro ruolo e compito, perché ciò che conta è svolgerlo bene e con coerenza. Ne deriva, quindi, il rifiuto di ogni compromesso ed ipocrisia, maschera di perbenismo su un volto devastato dall’egoismo.

Un mondo senza poveri, oppressi, disperati è il programma di Gesù, ma non attira i suoi compaesani, chiusi alla possibilità di comprensione delle sue categorie. La vita abitudinaria ha spegne mistero e sorpresa nel loro animo, rifiutano di guardare oltre il paesello e il reticolo usuale di accadimenti e relazioni. Per loro Gesù, riconosciuto a Cafarnao come il profeta, è solo il figlio di un artigiano, un illuso che evoca sogni di grandezza. Non si aprono alla possibilità di situazioni diverse rispetto al quotidiano, non cercano Dio nelle parole del Maestro, si aspettano solo di trarre vantaggi dalle gesta che Egli ha compiuto e che ora vogliono ripeta a Nazaret. Gesù risponde testimoniando la verità, i suoi compaesani la percepiscono come una offesa e reagiscono tentando di ucciderlo. Egli passa in mezzo a loro ed esce dal paese senza fuggire o nascondersi, sfida la furia della folla, oltrepassa quella situazione di violenza per.....

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Luigi Rossi


Quesiti* (*siamo in attesa di risposte per iniziare un dialogo che possa avere i lettori protagonisti)

Trovi corrispondenza tra la mentalità degli abitanti di Nazaret e quella del tuo paese?

Concordi con chi ritiene che oggi a mancare siano soprattutto profeti capaci d’indicare la via da seguire?

Ritiene positivo il comportamento dei cristiani nel tuo ambiente: testimoniano la Parola o proiettano su di essa l’ombra della incoerenza? Puoi fare qualche esempio?




Nella terza domenica dell’anno liturgico appare sorprendente il tempismo nel rispondere agli interrogativi posti dalla giornata della memoria: nonostante l’olocausto, ha vinto la speranza perché un ebreo, Gesù, è venuto a portare Dio ai lontani ed il suo Vangelo non intende inculcare una nuova morale, ma annunciare che Dio mette al centro l’uomo per liberarlo da tutte le oppressioni.

La Parola di Dio parla di se stessa; “se volete conoscermi osservate come agisco”. Nella prima lettura, il libro di Neemia, si presenta la parola di Dio come l’artefice della ricostruzione vera di un popolo appena tornato dall’esilio e, perciò, ancora frastornato e disorientato: un popolo con mille problemi, a cominciare da quello della ricostruzione di una città semidistrutta: “non serve a niente costruire strutture materiali, edifici, strade… se non convertirete voi stessi, cioè se non convertirete le vostre coscienze dal male al bene e non vi convertirete, se non vi confronterete con me” dice la parola di Dio con evidentissima attualità a giudicare da chi si spaccia per fratello premuroso, impegnato a risolvere i problemi della patria, ed invece vuole soltanto i nostri voti per consolidare il prevalere dei suoi interessi egoistici.

La Bibbia é una parola affilata come la lama di una spada, penetra e fa male al punto che tutto il popolo riconosce le proprie colpe e propone di ravvedersi passando dal pianto alla festa e risponde: amen, amen, che è un programma ed un impegno ad agire, sia a livello di persona singola sia a livello di comunità, per costruire una società in cui regni la giustizia e la concordia.

Il mondo sarebbe profondamente diverso se i cristiani proclamassero sinceramente il loro amen: cioè il Regno di Dio è il programma di vita che salva dal fiume d’inutili parole pronunciate con fini egoistici ed invita ad una vita aperta alla bontà, alla fraternità, alla donazione di sé perché vogliamo essere Bibbia per l’uomo del nostro tempo.


Alcuni quesiti con l’auspicio di una risposta:

Hai letto la Bibbia?

Della Bibbia quale è il libro che ti colpisce di più?

Frequenteresti un corso per approfondire la tua conoscenza della Bibbia?

A tuo giudizio quale è il livello di conoscenza della Bibbia nella nostra parrocchia e nel nostro paese?


don Luigi

Il passo del vangelo di Giovanni di questa domenica è un “segno” che comunica le vere dinamiche della relazione con Dio, un rapporto nuziale che evoca ed esalta le emozioni del dono, della gioia, della festa

La relazione con Dio non è, infatti, un legame legale o un invito alla penitenza. Egli crede che l’amore umano è talmente vicino a Lui da ratificarlo col primo miracolo perché la forza e la passione per la vita vengono prima della ritualità, così la speranza non si rassegna mai.

La nostra è una comunità che ha scelto come protettrice la Madonna. Nel passo del vangelo di questa domenica Maria invita a fare qualsiasi cosa Gesù dice.

Con intuizione femminile Ella unisce al dire il fare. Perciò, riempiamo le anfore vuote per trasformare la nostra vita. Il vangelo non la vela di tristezza, ma la riempie di gioia, consapevoli che Dio si prende sempre cura di noi.

don Luigi


Domande e risposte tratte dal Vangelo di domenica

Pianto degli uomini e banchetto di nozze di Gesù: quale il rapporto?

Si può asciugare il pianto distribuendo il vino del Regno?

Può Dio sprecare per cose effimere, come il miracolo di Cana, la sua potenza?

Non aver vino simboleggia l’esperienza di chi si sente stanco, dubbioso e, quindi, non ha motivo per far festa. Siamo impegnati ad offrire vino per la sete di felicità dei fratelli?

Sono alcune domande rivolte alla comunità ed ai singoli lettori.

L’auspicio è un inizio di dialogo telematico per arricchire di contenuti il sito e cementare ancor più l’amicizia.

don Luigi


------- Le risposte e gli eventuali commenti possono essere inviati sia tramite la pagina "parlane con noi", che per e-mail all'indirizzo staff@smassuntacannalonga.it  ----lo staff-----


La domenica del Battesimo di Gesù

Il cristiano è chiamato a vivere immerso nel vento e nel fuoco di Dio. Il fuoco in questo caso simboleggia l’energia che trasforma e fa risorgere il legno secco; il vento, invece, evoca l’alito di Dio che anima l’argilla, che era Adamo, e gli consente di operare libere scelte di vita.

Michelangelo, nel suo genio, ha reso molto bene il concetto col tocco del dito di Dio quando propone nella Cappella Sistina la creazione di Adamo, una figura adagiata e bisognosa di energia.

Il punto di incontro tra l’umano e il divino è Gesù che dona col battesimo quell’elettricità spirituale che è lo Spirito Santo. Infatti, col battesimo la Vita di Cristo, innestata nell’umanità, diventa dono di Dio per tutti noi. E’ il primo effetto del Natale-Incarnazione che abbiamo celebrato da poco.

Per noi è un inizio, un germe, una prima pietra che attende un seguito, una crescita, impegno di questo anno liturgico per tutta la comunità.

Battesimo significa immersione, un calarsi in Dio per ascoltare anche noi quanto Egli pronuncia per Gesù: Figlio, amato, compiaciuto, un figlio che viene amato gratuitamente, prima che agisca o che lo meriti e dal quale, se corrisposto, Dio trae compiacimento, la gioia di guardare come cresce l’amore. Perciò, con tenerezza e forza, abbandoniamoci come bambini

nelle braccia del padre per vivere l’esperienza quotidiana di una esistenza serena, animata dalla fede

don Luigi


Domenica scorsa sono stati i bambini ad animare la liturgia e a dare un tocco di allegria alla nostra celebrazione. L’epifania rimane per tradizione la loro festa. Ma il clima di gioia natalizia non è ancora finito. La seconda settimana dell’anno ripropone questo clima. La storia di un banchetto nuziale che.
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don Luigi


Quanti usano ancora il termine EPIFANIA per indicare la festa del 6 gennaio? Quanti lo capiscono? Si preferisce parlare della BEFANA. Niente di preoccupante, per quanto riguarda la parola in sé: una delle tante trasformazioni che avvengono nelle lingue: Epifania, pifania, bifania, befania, befana. Preoccupa il fatto che anche il significato della festa è stato seppellito sotto il cumolo di elementi folkloristici: necessita, dunque, ripulirlo dalle incrostazioni, restituendo la vicenda al sobrio racconto del vangelo di Matteo.... continua a leggere...



don Luigi



Buon 2013, anno prospero e felice per tutte le famiglie

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don Luigi

                                                    

   Buon Natale                                          

Nella notte una luce libera dalle paure generate dal buio e dal freddo della solitudine: ecco la grande gioia del Natale.

Ma da dove promana tanta luminosità: un bambino. Possibile?

Sì: è il mistero del Natale perché la piccolezza del segno evidenzia lo scarto rispetto alla grandezza del dono.

Ecco perché diventa una festa difficile da celebrare nel suo più autentico significato. Essa è sentita da tutti perché il bisogno da cui promana è radicato nel profondo dell’uomo, ma è compresa da pochi perché richiede una disarmante semplicità di cuore per comprenderla.

E’ celebrazione per bambini, non festa da bambini, esodo verso l’imprevedibile, un cammino di conversione che induce a mettersi in discussione. Non edulcorato viaggio della memoria, nostalgia di quanto eravamo piccoli, ma è un difficile cammino di fede per riconoscere che il Verbo si è fatto carne e questo bambino è carne di Dio che si fa storia per noi, pronto a condividere il destino dell’umanità per trasfigurarne la finitezza in un inno di amore che redime.

A queste condizioni gli auguri che ci scambiamo diventano una feconda prospettiva, la luce veramente illumina, il buio della notte non fa più paura e la vita ritorna ad essere bella: l’auspicio della comunità di Cannalonga per tutti.

don Luigi



Ultimi giorni di attesa, prepariamoci

L'Avvento invita a riflettere sul capitale sociale della famiglia, scrigno di speranza, ma ogni anno, durante le settimane di dicembre si sperimenta la sindrome del buonismo natalizio, un modo pagano di propagandare prodotti da acquistare, regali da scambiare, economie da foraggiare: è il natale fantasmagorico della mercificazione definitiva ed assoluta. Contro tutto ciò occorre gridare forte come Paolo "Quando giunse la pienezza dei tempi, Iddio mandò il suo Figliuolo, nato da donna, nato sotto la legge" (Galati 4,4) e, soprattutto, operare finalmente nella consapevolezza che i tempi sono maturi. Cristo viene per porre riparo alle stigmate della colpa che segnano il cuore del'uomo e tracciano con un solco indelebile la sua storia. A questa continua caduta egli ha risposto col cancellare "l'atto accusatore" sacrificandosi sul Golgota, apice dell'amore di Dio Padre verso l'uomo grazie all'obbedienza del Figlio, Gesù, che "annichilì se stesso prendendo forma di servo e divenendo simile agli uomini" (Filippesi 2,7); Egli che "essendo ricco si è fatto povero per amor nostro, perché mediante la sua povertà, noi potessimo diventar ricchi" (2 Corinzi 8,9) e ciò per "distruggere le opere del diavolo" ( Gv. 3,8b).

La gioia universale per la nascita del Signore deriva, secondo l'espressione di Leone Magno, dalla considerazione che la vita ha distrutto il timore della morte. Ne consegue un senso di liberazione che diventa promessa di eternità per tutti. Nessuno può essere escluso perché il Signore è unico, anche se il modo di manifestare questa gioia può risultare diverso. Infatti, se il santo esulta considerando che la ricompensa si avvicina, il peccatore coglie in questa esperienza l'opportunità di essere perdonato. La grande speranza si fonda sul fatto che Cristo non si è esposto al nemico utilizzando la sua divina onnipotenza, ma convivendo la natura umana per lottare nell'umiltà contro il male. E' la mirabile economia del mistero del Natale; essa mostra veramente che Cristo è virtù e sapienza di Dio, vita della nuova creatura invitata a spogliarsi dell'uomo vecchio. Così il mistero del Natale di Cristo si riflette anche nel cristiano che rivive il battesimo attraverso il riconoscere, il ricordare e il ripensare non solo come meditazione, ma anche come disponibilità a combattere seguendo la stella per non ritornare da Erode.

Don Luigi Rossi



Riflessioni per la III settimana di Avvento

Un libro del papa per ravvivare la gioia del Natale

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Dopo la festa di Santa Lucia, la parrocchia invita tutti a prepararsi al Natale  vivendo nella serenità di una speranza certa i giorni della novena

Don Luigi Rossi



Maria, una promessa mantenuta                          

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