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1) presepe di Giovanni e Carmine MERCURI.

 
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2) presepe di Angelo ERRICO;



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3) presepe di Andrea e Damiano;



 
4) presepe di Toribio e Vincenzo Tomeo;


 
5) presepe di Giovanni Battista Torrusio;



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6) presepe inviato da Chiara De Vita;


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7) presepe di Luca



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8) presepe di Giovanni De Vita



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9) presepe di Violanda



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10) presepe di Daniele


                                                                                                 Perché il Presepe?
Nei tanti presepi sistemati in case private o nelle pubbliche piazze campeggia il Bambino, risposta alle tragiche esperienze dei conflitti che angustiano l’umanità. Egli è il motivo degli auguri, icona di profonda umiltà e di estrema povertà nella quale si manifesta la Gloria di Dio fondamento della Pace in terra per gli uomini buona volontà, shalom realizzata, benessere anche materiale grazie ai doni dell’alleanza, della salute, della benedizione, della felicità, della tranquillità senza turbamento nel pellegrinaggio verso la terra promessa. All’attualità degli auguri per il Natale conferisce significato il presepe allestito rispettando la tradizione. La scenografia propone il contrasto tra i privilegi dei ricchi; con impietoso realismo descrive i ceti subalterni cogliendo volti e caratteristiche etnografiche, una sottile indagine psicologica accompagna l’esibizione di status. La grotta è illuminata da teofanie celesti; la scenografia frontale con paesaggio notturno evoca una specie di discesa negli inferi. Lo spazio stimola la creatività: pozzo, fontana, mulino, ponte, taverna fanno da corona al banchetto rituale; in alto il castello con Erode ricorda i bambini della strage voluta dal tiranno. Anche i cibi serviti hanno funzione cultuale e culturale, una volta erano imbanditi per i morti: semi, mandorle, miele simboleggiati dagli struffoli. Lo stesso capitone si sedimentano a pezzi invita a riflettere sul tempo che si rigenera nel serpente cosmico che si morde la coda secondo la concezione greca. Alla fine prevale l’evento salvifico dell’eroe celeste che vince il male ed inaugura la nuova era di pace: è il Bambino, che acquista significato considerando il termine greco-latino: pais dalla radice pau, cioé piccolo, pauper, paucus, parvus, paulus, puer, pusillus, un concetto che si riflette nel vangelo di Luca. Figlio dell’ellenismo e cristiano della koiné, egli fa nascere Gesù, l’Unigenito, non nel serraglio, ma nella mangiatoia della stalla. L’evangelista reinterpreta teologicamente i fatti alla luce dell’Antico Testamento, citato per allusione e con enfasi cristologica nei titoli messianici: nella città di David è nato il Salvatore (soter), il Messia (cristos), cioè il Signore. La luce costituisce il collante di queste tradizioni e il presepe diventa un libro aperto per leggere vita, morte, inferi amalgamati nel coro intonato dagli Angeli. Ognuno di noi ha il bisogno di porre domande al presepe, proiettare la propria vita in questa sintesi sinergica e salvifica per tutta l’umanità se si ha la pazienza di ascoltare le risposte del Bambino alle domande che gli vengono poste. Ecco perché i bambini sono invitati a divenire i protagonisti di questa esperienza. Il presepe da loro concepito e realizzato diventa la proiezione del loro io più profondo comunicato alla famiglia e a tutta la comunità, rivelatore di talenti, aspirazioni, desideri, progetti che si sedimentano nel profondo del loro spirito accompagnandoli per tutta la vita. E’ il motivo per cui il presepe deve essere considerato una esperienza che travalica una singola cultura per aprirsi all’umanità intera in quanto in ogni contesto e in tutti i continenti oggi noi, abituati con la globalizzazione ad essere cittadini del mondo, riscontriamo tutti gli aspetti della vita umana che si riflettono nella Natività. La sua rappresentazione si trasforma in un viaggio ed in una visione del mondo interiore della conoscenza comunicato mediante una gestualità che culmina nell’orante a mani protese. E’ la sacralità epica espressa da Benino, il pastorello dormiente nella scenografia posto in alto per invitare al cammino verso la grotta e incontrare il Bambino. Il pastore delle meraviglie, abbagliato dalla rivelazione, riassume ruolo e significato del presepe tradizionale. Nel far memoria del fatto storico, avvenuto ai tempi di Augusto, si sperimenta il memoriale della speranza salvifica perché il Natale è tempo di rinascita per un popolo oppresso da potenti arroganti. Nell’oscurità di un quotidiano di sofferenza e d’ingiustizie, l’uomo appare solo e privo di meta, bisognoso di speranza: ma all’esperienza della notte farà seguito la luce continua dell’ottavo giorno. Dove trovare tutto ciò? In una mangiatoia nella quale è adagiato un Bambino in fasce? Mistero del Natale! Evidente lo scarto tra la grandezza del dono e la piccolezza del segno che lo incarna; perciò è difficile vivere con coerenza questa festa. Si è disposti a dire sì alla luce, ma il pellegrinaggio interiore per vedere un bimbo e cambiar vita costituisce una pretesa eccessiva se non si prova la gioia garantita dallo spazio circoscritto in Betlemme. Mangiatoia e campo dei pastori, sedi provvisorie di un quotidiano di miseria, diventano fecondo luogo di speranza se preparano alla lezione del Natale, alla gratuità e allo stile di Dio, pronto al dono per pura bontà, senza cerimoniali di reciprocità perché l’Amore esalta l’unilateralità del Natale.  All’attualità degli auguri per il Natale conferisce significato il presepe allestito rispettando la tradizione. La scenografia propone il contrasto tra i privilegi dei ricchi; con impietoso realismo descrive i ceti subalterni cogliendo volti e caratteristiche etnografiche, una sottile indagine psicologica si accompagna all’esibizione di status. La grotta è illuminata da teofanie celesti; la scenografia frontale con paesaggio notturno evoca una specie di discesa negli inferi. Lo spazio stimola la creatività personale: pozzo, fontana, mulino, ponte, taverna fanno da corona al banchetto rituale; in alto il castello con Erode ricorda i bambini della strage voluta dal tiranno. Anche i cibi serviti hanno funzione cultuale e culturale, una volta erano imbanditi per i morti: semi, mandorle, miele simboleggiati dagli struffoli. Lo stesso capitone a pezzi invita a riflettere sul tempo che si rigenera nel serpente cosmico che si morde la coda secondo la concezione greca. Alla fine prevale l’evento salvifico dell’eroe celeste che vince il male ed inaugura la nuova era di pace: è il bambino. Questi acquista significato rimandando al termine greco-latino: pais dalla radice pau, cioé piccolo, pauper, paucus, parvus, paulus, puer, pusillus, riflesso nel vangelo di Luca. Figlio dell’ellenismo e cristiano della koiné, egli fa nascere Gesù, l’unigenito, non nel serraglio, ma nella mangiatoia della stalla, divenuta grotta naturale con Giustino martire, il protovangelo di Giacomo ed Origene. Luca reinterpreta teologicamente i fatti alla luce dell’Antico Testamento, citato per allusione e con enfasi cristologica nei titoli messianici: è nato il Salvatore (soter), il messia (cristos), cioè il Signore, nella città di David. La luce costituisce il collante di queste tradizioni e il presepe diventa un libro aperto per leggere vita, morte, inferi amalgamati nel coro intonato dagli Angeli. La rappresentazione della Natività si trasforma in un viaggio ed in una visione del mondo interiore della conoscenza comunicato mediante una gestualità che culmina nell’orante a mani protese. E’ la sacralità epica espressa da Benino, il pastorello dormiente nella scenografia posto in alto per invitare al cammino verso la grotta e incontrare il Bambino. Il pastore delle meraviglie, abbagliato dalla rivelazione, riassume ruolo e significato del presepe tradizionale. Nel far memoria del fatto storico avvenuto ai tempi di Augusto si sperimenta il memoriale della speranza salvifica perché il Natale è tempo di rinascita per un popolo oppresso da potenti arroganti. Nell’oscurità di un quotidiano di sofferenza e d’ingiustizie, l’uomo appare solo e privo di meta, bisognoso di speranza: ma all’esperienza della notte farà seguito la luce continua dell’ottavo giorno. Dove trovare tutto ciò? In una mangiatoia nella quale è adagiato un bambino in fasce? Mistero del Natale! Evidente lo scarto tra la grandezza del dono e la piccolezza del segno che lo incarna; perciò è difficile vivere con coerenza questa festa. Si è disposti a dire sì alla luce, ma il pellegrinaggio interiore per vedere un bimbo e cambiar vita costituisce una pretesa eccessiva se non si prova la gioia garantita dal vero spazio di Betlemme. Mangiatoia e campo dei pastori, sedi provvisorie di un quotidiano di miseria, diventano fecondo luogo di speranza se preparano alla lezione del Natale, alla gratuità e allo stile di Dio, pronto al dono per pura bontà, senza cerimoniali di reciprocità perché l’Amore esalta l’unilateralità del Natale.                                                                  LR


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11)  presepe di Gianna e Mattia



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12) persepe di Rosa e Giuseppe



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13) presepe di Angelo e Gianroberto



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14) presepe di Carlo



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15) presepe di Mario Pizzolante



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16) presepe di Agostina



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17) presepe di Manuel



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18) presepe di Giovanna e Aniello



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19) prespe di Antonia e Carmelo


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20) prespe di Annapaola e Alice



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21) presepe di Marco e Rossella



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22) presepe di Gabriele e Mario



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23) presepe di Micaela e Morgana



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24) presepe di Bartolomeo



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25) presepe di Giovanni e Dalila



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26) presepe di Gaia



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27) presepe di Mariateresa e  Antonio


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28) presepe di Annachiara

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29) presepe di Sabato e Maria

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30) Presepe di Paola, Giulia e Giorgia




31) presepe di Tiziana



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