parrocchia Santa Maria Assunta
home ANNO LITURGICO 2020 Amoris Laetitia Confraternita ORATORIO
home
ANNO LITURGICO 2020
Amoris Laetitia
Confraternita
ORATORIO
Archivio
PRESEPI
Parlane con noi
Foto album
Associazioni
 Una pagina speciale dedicata alla novena per il nostro Santo Protettore

è scaricabile in formato pdf da questo link

il
programma è scaricabile da qui
 

Parrocchia di Santa Maria Assunta in Cannalonga

Meditazioni per la novena di S. Toribio

1° giorno

Siamo alla vigilia della Settimana Santa non possiamo non riflettere sulla necessità della conversione, da intendere come bisogno di riconciliazione ed invito alla preghiera. Per poter sperimentare utilmente tutto ciò è necessario fare deserto intorno a noi e dare inizio al viaggio di ritorno verso gli anni della giovinezza spirituale, certi di poter sperimentare i benefici della Provvidenza, la quale è pronta all’incontro col nostro cuore per soddisfarne i bisogni. Infatti, la sua Parola è come una fontana che distribuisce acqua secondo le necessità degli assetati che a lei si rivolgono.

Dio attende al limitare del deserto per parlare al nostro cuore, per rivolgerci delle domande che, ovviamente, obbligano ad una risposta. Si tratta del quesito circa la nostra fedeltà all’Alleanza contratta con Lui tramite il battesimo, col quale abbiamo sottoscritto un patto di amore. Da quel momento il nostro rapporto con Lui non si esaurisce nel semplice rispetto della legge, ma esige un intimo legame personale, simboleggiato dall’amore nuziale come è rappresentato dalla Bibbia: un sentimento gratuito che è sempre frutto dell’iniziativa di Dio. Egli opera senza pentirsi di farlo, anche se noi continuiamo a tradirlo. Infatti, Dio è fedele, di conseguenza lo è anche il suo amore. Ecco perché ci cerca per invitarci a ritornare a Lui, a rispettare il patto manifestando incessantemente la tenerezza del suo amore, intimo frutto della misericordia delle sue viscere. Si manifesta con le caratteristiche dell’amore sponsale, paterno, amicale e con una profondità ed intensità che può scaturire soltanto da Lui.

Questa premessa aiuta a comprendere, nella sua indicibile gravità, il dramma del peccato, sostanziale idolatria perché fa porre noi al posto di Dio, tradimento indescrivibile perché, come si legge nella lettera di Giacomo, ricerchiamo sempre il nostro tornaconto attratti dalle sollecitazioni del mondo. Solo con un nuovo Esodo, come tempo del primo amore di Dio per il suo popolo, è possibile ritornare ad una fervorosa esperienza di convivenza e sentire concretamente la chiamata di Dio il quale ancora oggi, come un tempo con i popolo eletto, manda segni per ricordare che è presente. Basta saperli scorgere nelle esperienze quotidiane; sono la nube della presenza, il fuoco della vita, la tenda del rifugio, il dono dell’acqua per la nostra arsura interiore e della manna per la nostra fame di giustizia, come le promesse dell’amore nei giorni degli inizi per gli Ebrei.

A questa chiamata dobbiamo rispondere con coerenza, senza cedimenti ad entusiasmi con poche radici. Occorre riascoltare nel proprio io la freschezza dell’amore sperimentato nel deserto dello spirito, metterci in ascolto per conoscere. In questa crescita ci aiuta la Bibbia, letta non solo per procedere ad acquisizioni razionali, ma con una radicata intimità, che invita alla comunione totale con la Parola, come esorta a fare il Vangelo e la prima lettera di Giovanni.


Desideri l’abbraccio del Padre?

Come organizzi questo viaggio di conversione?


2° giorno

Se prestiamo attenzione all’invito del Signore, allora siamo disposti a riconoscere che vivere significa cambiare rotta, accettare una dinamica metanoia, cioè un mutamento di mentalità in questo viaggio dello spirito che porta a fare nuove tutte le cose e non si limita a fare nuove cose. Ne deriva la volontà di ricominciare mettendoci in discussione, acquisendo la consapevolezza che il senso del tempo diventa la nostra prima opportunità di conversione se lo considiamo una occasione per progettare la vita impiegandolo tutto per realizzare questo grande disegno di amore. Questo bisogno di conoscere e la costante ricerca alla fine sfocia nella conquista della comunione con Dio. Nostro aiuto in questo viaggio dello spirito è Gesù, il quale vuole appunto manifestarci come ci ama perché in Lui si riflettono le prerogative del Padre prodigo.

L’uomo razionale è naturalmente cristiano se, penitente convinto, innanzitutto risponde alla domanda: Cristo è contento di me? Del resto, occorre ricordare che le prime parole attribuire a Gesù in Mc 1,14 sono “convertitevi e credete al vangelo”, cioè, la buona novella è condizione indispensabile per il pellegrinaggio della conversione, consapevoli che sapersi accettare adesso significa accettare la salvezza condividendo i sentimenti di Agostino, il quale era solito ripetere “temo il Signore che passa”. Egli paventava il rischio di non ascoltare l’appello originale di Gesù che considera la conversione movimento in avanti verso il Regno di Dio, dove dirigersi risalendo verso Cristo e rivestendosi di Lui, novità assoluta. Aprirsi ad essa è il fine della nostra esistenza iniziata col Battesimo, quindi la conversione è un ritorno al Battesimo, nostra radice e fondamento. Su questa base siamo chiamati alla metanoia, un cambiare vita partendo dal cuore, sentire contrizione per il passato e mutare sentimenti per andare decisamente verso il Padre. Ricevuto il battesimo, ora siamo impegnati a far risplendere di nuovo l’immagine di Dio nel nostro animo. Quindi la conversione è il movimento del nostro cuore che spinge a ritornare a casa per farci abbracciare dal Padre prodigo, ansioso di ascoltare la nostra risposta al suo invito al banchetto di gioia.

Tutto ciò è possibile per il dono gratuito dello Spirito Santo, il quale rimette i nostri peccati mentre percorriamo la strada che ci conduce alla dimora del Padre. Una condizione è armonizzare il dono con l’accoglienza della sua volontà, che diventa la nostra pace. La grazia a disposizione é tanta, ma abbiamo il diritto di sprecarla? Occorre ricordare, come si legge nella I lettera di Pietro, che siamo stati comprati a caro prezzo, cioè con la croce, quindi occorre impegnare tutte le nostra energie accogliendo la salvezza sia confrontandoci con la Parola, sia conformandovi la vita.



Sei pronto ad accettare l’amore di Dio?

Senti la presenza dello Spirito Santo nella tua vita?




3° giorno

Il criterio per una conversione totale è la legge dell’amore. Ciò è possibile solo se abbiamo la costanza di fissare lo sguardo su Cristo. Da Lui può germinare la vera metanoia; infatti, non sono i divieti rispettati, ma la seduzione di Cristo a salvarci perché la vera conversione non è moralismo, ma una esperienza estetica del Vangelo: riconoscere che il Pastore non solo è buono, ma anche bello. Questa prospettiva deve essere chiara almeno nelle intenzioni, anche se nei fatti la nostra vita continua ad essere distante da questo ideale. Ma il punto di partenza rimane sempre il nostro cuore, da intendere come insieme della nostra coscienza, dei nostri affetti, della nostra intelligenza, altrimenti si cade in uno sterile formalismo. Perciò, per rendere efficace il nostro viaggio di conversione occorre armonizzare il cuore con gli orientamenti dettati dalla Parola per generare una nuova Vita. Il segreto del successo di questo proposito è sapersi accettare considerando che esso è fatto più di tappe nel nostro pellegrinaggio terreno, che di traguardi definitivi. Un cuore spezzato dalla spada della Parola diventa secondo il salmo cinquanta il primo frutto della conversione. In tal modo si dispone di un cuore nuovo grazie all’azione dello Spirito Santo, che aiuta a progredire nella conversione investendo la nostra vita a tutti i livelli. In tal modo è possibile sperimentare la vera armonia, frutto della capacità di abbandonarsi a Dio senza porre condizioni, pronti a sperimentare il nuovo.

Condizione basilare per questa esperienza diventa la capacità di entrare dentro se stessi nella consapevolezza che base del cambiamento è la volontà di Dio e la possibilità di dire si, convinti che la sua Grazia supplisce sempre alla fragilità del nostro io. La storia della santità nella Chiesa ci mette di fronte a tanti esempi di feconde conversioni, perciò non possiamo essere disfattisti: il Signore è disposto a fare meraviglie con tutti noi. Del resto, in questo impegno non siamo soli, noi viviamo nel Corpo di Cristo, la Chiesa, che è sempre penitente perché, pur casta, rischia di essere offuscata dalla polvere della storia divenendo meretrix. Tra le sue fila ci siamo noi uomini e donne con i nostri limiti, ma anche il tesoro di una lunga e gloriosa tradizione di santità. Ecco perché ci dobbiamo considerare dei conviatores, come diceva sant’Ignazio, pronti con Paolo a trasformare lo zelo per la Legge in zelo per Cristo cercando di imitarlo (Rm 10, 2-4). Dio ci fa giusti salvandoci continuamente per l’azione di Gesù ed in questo sforzo sviluppa la capacità di accettarsi, vero segreto di spiritualità alla portata di tutti.

Per accogliere il Regno Gesù raccomanda di sviluppare l’attitudine a ridiventare bambini, condizione non particolarmente felice ai suoi tempi se si evidenzia che erano considerati non uomini, non partecipi degli stessi diritti: erano gli ultimi, i più poveri! Il bambino attende tutto dall’altro, prende e basta, è una mano vuota; anche gli apostoli dimostrano scorso rispetto nei loro confronti: Giacomo e Giovanni auspicano essere il più grande, non dei bambini. Ma Gesù ribadisce il concetto e mette al centro del collegio apostolico un bambino per significare che lo devono imitare per la semplicità d‘animo, la riconoscenza per chi provvede per lui, la gioia per i doni che riceve in modo gratuito.


La Chiesa è sempre reformanda, (Lumen Gentium 8) e tu?

4 giorno

Cosa è la perfezione cristiana? Tesoro nascosto o la perla di Mt 13? Occorre operare come i protagonisti delle due brevi parabole, innanzitutto disfarsi, pieni di gioia, del superfluo. Ecco la conversione come dono che prepara ad apprezzare il vero tesoro, che è il Regno di Dio, unico Signore della vita. Ne deriva che la scelta di Cristo deve essere fatta concretamente perché la vita è un continuo segnato da momenti particolari, durante i quali è richiesta una radicale fedeltà a Dio, pronti, se necessario, a perdere ogni cosa perché il radicalismo del Vangelo è un appello per tutti. A questo proposito l’esempio dei mistici può aiutare. E’ il caso di S. Teresa d’Avila, la quale era solita affermare, dopo anni di tiepidezza, “solo Dio basta” e traeva la forza della coerenza dalla contemplazione dell’ecce homo. La nostra anima stanca deve sentire l’invito alla conversione come capita a Sant’Agostino, convinti che Dio attende, paziente, che noi partecipiamo della sua grazia con la decisione radicale di dare inizio ad una vita nuova. Perciò, immergiamoci nella contemplazione di Dio e con Francesco di Sales preghiamo come se tutto dipendesse da Dio, impegnandoci però come se tutto dipendesse da noi.

In questo modo non mettiamo in crisi la speranza e la fiducia perché la fede viva contrasta col pessimismo. Noi possediamo un termometro per misurare l’abbassamento della nostra gioia: campanella di allarme è proprio la tendenza a vedere tutto negativo paventando lo sgomento della sconfitta. Proprio allora noi dobbiamo tuffarci in Cristo ricordando che, mentre il giovane ricco del Vangelo non dicendo sì alla chiamata di Gesù va via triste precipitando nell’anonimato degli sconfitti, il contadino che vende tutto per acquistare la perla scopre l’illuminante sensazione della gioia

La gioia non è mai nel compromesso. Dio ci invita ad una netta riconversione mentale spostando il baricentro della nostra vita dalla condizione umana, che ci induce al peccato, a Dio, pronti ad accogliere la sua iniziativa. Per rendere feconda questa scelta occorre un atto penitenziale che si struttura fissando il nostro sguardo verso il Signore per meditare il rapporto tra il nostro peccato, la sua potenza e gli effetti della sua grazia. E’ una meditazione che i conferisce il coraggio di guardare avanti, consapevoli che la conversione definitiva presuppone sempre come meta le braccia di un Padre.


Come accogli l’invito alla pienezza della grazia?


Leggi nel Vangelo le similitudini e parabole usate da Gesù a questo proposito.









5° giorno

Oggi si è perso il senso, la nozione di peccato. Ma è possibile apprezzare fino in fondo la redenzione senza avere questa consapevolezza?

Il sacramento della Penitenza ha subito una evidente evoluzione. I Padri della Chiesa hanno insistito sulla riparazione come penitenza. A partire dall’ottavo secolo si è ritenuto indispensabile la confessione di tutti i peccati al sacerdote. Il Concilio Vaticano II ha invitato a considerare le radici della conversione, che può fiorire soltanto nella vera contrizione come manifestazione di un cuore spezzato e del desiderio di ricominciare tramite autentico pentimento nella consapevolezza che il Padre perdona sempre.

Da questo atteggiamento deriva la fiducia nella grazia e, quindi, il rafforzamento della fede ed il filiale abbandono alla paternità di Dio. E’ l’unico modo per scoprirci suoi figli, che, come asserisce s. Benedetto, diventa anche un grande gesto di umiltà. Si gusta la paternità di Dio anche attraverso la scoperta della scarsa fedeltà dei figli, una situazione dalla quale deve scaturire l’impegno.

La violenza è la più evidente manifestazione di quali sono gli effetti del peccato nella famiglia umana, condizione che l’ha contraddistinta e segnata fin dagli inizi, come ricorda la vicenda di Caino e il raccapricciante cantico di Lamech nel libro della Genesi. Ha veramente una possibilità l’umanità di uscire dal circolo vizioso della violenza?

In genere si è fatto ricorso al capro espiatorio, cioè individuare un altro sul quale far ricadere la colpa, di solito il diverso. L’esperienza cristiana ha capovolto definitivamente le cose facendo ricadere il peccato su una vittima innocente, come si legge nei carmi del servo di Jahvè o come dichiara Pietro nel discorso di Pentecoste riportato dagli Atti. Allora come si esce dalla spirale del male? E’ la Redenzione cristiana che invita a contemplare Gesù crocifisso, morto per i peccati, risorto e così ci ha salvati. Perciò, la portata dirompente del peccato si capisce soltanto sotto la croce di Cristo.

Il peccato fa perdere del senso di Dio presente nella storia e precipitare l’uomo in un arido secolarismo, in un confuso relativismo, in uno sterile egoismo, mentre si determina la rottura del rapporto personale con gli altri. Intanto, l’animo è angosciato dalla perdita del senso morale per l’incapacità di distinguere tra bene e male, limite che viene presentato come conquista esaltante del superuomo. Di fronte alle contraddizioni della vita si asserisce che il peccato non esiste procedendo all’offuscamento del senso di responsabilità personale o individuando il male nelle strutture, ulteriore processo per deresponsabilizzare i singoli, condizionati da ambiente e società. Pur di dimostrare che il peccato non esiste si è disposti a negare anche la prerogativa principe dell’uomo: la sua libertà. Per reazione altri evocano la nostra totale emancipazione, l’assoluta autonomia pronti a fare tutto ciò che vogliamo, dimenticando che, se non si agisce rettamente nella scala dei valori, si precipita in una odiosa schiavitù.


Hai programmato la confessione per una adeguata preparazione alla Pasqua?

Intanto ti sei preparato con un attento esame di coscienza?

6° giorno

La nostra coscienza è sintesi libera di volontà e delle norme oggettive che la plasmano. Gesù con la sua persona è l’unico che può rivelare pienamente l’uomo all’uomo e manifestare concretamente quale è la sua vocazione (Lumen gentium). La radice del male va rinvenuta nel cuore corrotto dal peccato individuale e sociale, senza insistere sulle strutture ingiuste che condizionano o allettano la coscienza. E’ male tutto ciò che si oppone al comandamento dell’amore di Dio e dei fratelli. Persona e società risultano sempre collegate, così il peccato è sempre un’azione contro il Signore o e la Chiesa perché.

Noi, testimoni del Vangelo, dobbiamo avere il coraggio profetico di parlare del peccato meditando quando si legge nel capitolo VII della lettera ai Romani perché, finché siamo pellegrini sulla terra, persiste il rischio di peccare e si salva soltanto chi riesce a perseverare fino alla fine. Una retta coscienza ha sempre bisogno dell’illuminazione della grazia per cui parlare della concreta realtà del peccato aiuta a scoprire la grandezza dell’amore di Dio. Inoltre, se vediamo un fratello peccare, nostro compito é coprirlo col mantello dell’amore, impegno che si accompagna e rende più agevole il percorso della conversione, segnata da questi gradini: la misericordia di Dio che previene e converte, la sua illuminazione che ci fa accostare a Lui, mentre risulta indispensabile credere in Lui e avere chiara percezione del timore per le pene.

In concreto è la Vita di Gesù il riferimento indispensabile di ogni nostra azione essendo la più poderosa critica ai mali della storia ed il suo esempio mira a far mutare la nostra mentalità. Meditare le parole ed i gesti di Gesù aiuta a radicare la speranza, fa sentire concretamente presente la misericordia di Dio e, di conseguenza, diventa un valido ed indispensabile sostegno per decidere il cambiamento.

A questi atteggiamenti deve accompagnarsi anche la carità filiale, cioè il santo timore dei figli buoni perché pronti ad abbandonare il peccato. In tal modo si pratica la sublime virtù della penitenza, contraddistinta da tre direttrici: un amore più fervente, la chiara percezione del progetto di Dio, la pronta obbedienza alla Parola che salva. Sentire la presenza dell’amore cancella il peccato, sua pratica negazione, determinando uno specifico itinerario di conversione a Dio e di riconciliazione con gli altri. E’ un itinerario che va in tutte le direzioni una volta superate le forme di peccato segnate dall’egoismo, dall’orgoglio, dall’odio e all’edonismo.

Come si è accennato, la Vita Gesù è la più radicale critica al nostro modo di vivere. Il suo Vangelo è un tesoro inesauribile di chiarezza, invito costante alla radicalità della conversione, illuminante riflessione sulla misericordia di Dio. è una rivoluzione annunciata, che Cristo vive manifestando tanta pazienza verso di noi fino alla espressione definitiva della croce, la contestazione più radicale del male.






7 giorno

Chi può proclamarsi orfano di Dio e sentirsi felice?

La conversione inizia quando ci apriamo alla logica di Dio, pronti a ritenere sapienza lo scandalo del Crocifisso condividendo comportamenti, scelte e gesti di Gesù perché convinti che è impossibile vivere una vita lontana dal Padre.

La imitazione di Gesù invita a tener in considerazione, come Lui, che il Padre é sempre presente. A Lui è dovuta la preghiera essenziale, formula che esalta il convincimento che Dio entra nella nostra vita grazie alla volontà, altrimenti sarebbe un’esistenza disancorata, che non aiuta a superare solitudine ed isolamento. Ne deriva la convinzione che gli altri non sono un ostacolo, ma opportunità di paradiso, come si legge in Mt a proposito del giudizio finale; perciò siamo pronti ad accettarli così come il Signore li manda, ritenendo che sono sempre un segno di Cristo ed un frammento di Dio. La comprensione degli altri diventa, secondo Agostino, occasione di godimento se sappiamo vivere i doni di Dio al fratello come un dono fatto a noi.

La vera conversione deve abituare anche alla comunione con sé stessi alla ricerca di un centro stabilizzatore individuato proprio nel nostro intimo. In tal modo non viviamo cercando solo fredde e mute cose senza vita, come ricorda Agostino nel capitolo decimo delle Confessioni.

E’ proprio dalla nostra vita interiore che sgorgano tutti gli atti e le decisioni importanti; perciò il nostro agire non deve essere solo una risposta reagente a sollecitazioni provenienti dall’esterno, ma frutto d’interiorità motivata dalla capacità di amare. A queste condizioni facciamo nostra la raccomandazione di Origene: scava dentro un tuo pozzo, una fontana e non trovi solo l’io, ma il volto di Dio stampato in te, cioè occorre vivere la dimensione interiore della vita e non solo quella biologica per le cose materiali, operare come la Madonna, la quale confrontava nel suo cuore gli avvenimenti di cui era testimone. Se invece siamo condizionati dall’ambiente, allora a comandare sono le passioni.

La conversione presuppone spazi di silenzio per desiderio di piacere a Dio. Allora comprendiamo che sovente viviamo da orfani senza Padre, da individualisti privi d’fratelli, senza interiorità perché attratti solo dal rumore delle cose. Ne consegue, indispensabile, educarsi alla vita filiale, fraterna, d’intimità per vincere gli sbandamenti e gli scoraggiamenti della solitudine e così essere di irradiazione per gli altri.

E’ possibile raggiungere questa dimensione dello spirito con la Preghiera, che non è solo elevazione del nostro animo a Dio, altrimenti risulterebbe riduttiva perché non evidenzia la sua discesa a livello dell’uomo e non coinvolge tutto il nostro essere. Perciò, é preferibile considerarla un dialogo che presuppone la presenza dell’interlocutore per creare comunione, un io e un TU amalgamati nel noi perché si percepisce Dio in modo personale.

E’ fede autentica; infatti, senza questa presenza percepita la preghiera rimane mera riflessione spirituale.




8 giorno


Tra i difetti della preghiera vi è anche un atteggiamento troppo intellettuale che non sa coinvolgere e far parlare il cuore, da intendere sempre secondo l’accezione biblica perché a queste condizioni la preghiera coinvolge tutto l’uomo.

Un altro difetto è percepire l’oggetto in modo inadeguato, come un insieme di verità astratte, un’arida grammatica, invece di una Persona, cioè non è il volto di Dio scoperto da Abramo.

Un terzo difetto è ritenere la preghiera un atto isolato dal resto della vita, invece deve poter coinvolgere tutta la nostra esistenza in una relazione continua.

Il quarto difetto è l’attitudine passiva e statica, poco ricettiva, quasi un vuoto da riempire; invece occorre andare incontro al Signore. Chi è capace di far ciò realizza la communio.

I valori positivi della preghiera coinvolgono tutto l’uomo: intelligenza, volontà, fantasia, tenendo presente che i dogmi sono sfaccettature di Dio, che si deve e si vuole incontrare; perciò la preghiera è tale se riesce ad evocare e rinforzare la fede biblica di chi entra in contatto con una Persona ri/velata, alle cui sollecitazioni si reagisce in modo progressivo.

Tutto ciò genera la fiducia come bisogno di abbandonarsi all’iniziativa di Dio facendone esperienza concreta. Di conseguenza la risposta non può non essere che la fedeltà dell’impegno con Dio. Ci si avventura così nella scoperta del volto di Dio come si legge nella Bibbia: Egli compie sempre il primo passo, viene incontro, chiamando per nome come fa con Abramo, con Maria nell’annunciazione, con gli apostoli chiamati, così avviane anche la nostra vocazione.

La risposta richiede impegno con tutta l’energia di cui si è capaci per la gioia di scoprire il suo volto e nella certezza che è intervenuto Lui per primo.

L’essere chiamati per nome denota la tenerezza del pastore e la familiarità del progetto anche se nella preghiera si scopre Dio e, di conseguenza, anche le nostre miserie e limiti, come avviene ad Abramo quando mercanteggia o a Pietro dopo la pesca miracolosa.

La prima ala della preghiera è la fede, la seconda è l’amore operoso; l’esercizio di queste due virtù teologali consente grandi voli mistici che fanno scoprire chi ci ama ed inducono ad una risposta di amore come esperienza di vita nel mentre ci si pone una domanda estasiante: possibile che tutto l’amore di Dio è per me?

Di cosa si nutre l’amore di Dio e la preghiera?

Della sete di conoscerlo, della Bibbia, della liturgia per intessere un dialogo, sentire la presenza dell’amato al punto da percepire irrefrenabile il bisogno di imitazione, il desiderio di donarsi, che trasforma l’esistenza in servizio all’amore. A queste condizioni la preghiera rimane sempre una sorgente inesauribile, mai una sorta di evasione dalle responsabilità del mondo.





9 giorno

Quali sono le attitudini alla preghiera? Sono quelle del povero, della creatura, dell’amicizia. La prima affonda le radici nella nostra indigenza che sollecita il perdono. La seconda prende spunto dalla constatazione della totale dipendenza della creatura ed induce all’adorazione. La terza riflette sulle radici dell’amore per invitare al dialogo di lode e di contemplazione. Al centro rimane sempre Dio dimenticando noi stessi. E’ la preghiera oggettiva propria della liturgia: Dio centro di stupore e di lode appena togliamo lo sguardo dalle nostre miserie per concentrarci su Dio non per i nostri bisogni, ma per contemplare la sua bellezza che ci fa esultare. A queste condizioni è possibile sperimentare un crescendo che dalla preghiera di petizione fa pervenire a quella di adorazione per poi giungere alla esperienza di lode con lo sguardo fisso su di Lui, vera e propria vetta della preghiera.

L’adorazione deriva dall’esperienza della grandezza di Dio e dalla nostra fragilità, perciò pieghiamo tutto il nostro essere di fronte a Lui. Dio basta a se stesso: E’, noi esistiamo attraverso di Lui. L’Ecce ancilla Domini significa proprio questo: Dio è la gloria dell’uomo perciò c’inchiniamo ed il gesto non ci umilia. Un dato del genere lo desumiamo dal rapporto che gli apostoli istaurano con Gesù: evidente è la familiarità, ma manifestano sempre ammirazione, rispetto, timore, amore. La lode di fronte allo splendore di Dio, che rifulge per bellezza, deriva dall’oggetto della preghiera che è Dio, la sua gloria, la bontà, la verità, la potenza, le sue opere che esprimono chi Egli è. Ecco perché lo si contempla con stupore ed ammirazione. E’ l’estasi, incantati si rimane giovani dentro, invece chi non è capace di ciò vive la condizione del vecchio impassibile. Egli produce gioia, felicità e la lode, radicata nell’amore, si esprime nel canto che germina, secondo Agostino, dal fervore per il suo santo amore. Allora la gioia diventa gratitudine non solo per i benefici ricevuti, ma per la grandezza e bellezza di Dio. Esattamente ciò che facciamo durante la Messa quando recitiamo il gloria.

Nel mentre percepiamo evidente la nostra povertà e la dipendenza da Dio che è bontà, la preghiera sviluppa in noi delle certezze. La prima è che Dio ci ascolta. Dal vangelo apprendiamo che Egli risponde sempre affermativamente alle nostre richieste, anche se sovente in modo diverso rispetto alle attese; però, quando non concede ciò che richiediamo, lo fa perché per noi ha un disegno più grande e più pieno. Perciò, la preghiera non è mai inutile. Dio si occupa di me in ogni istante come fa con i gigli e gli uccelli perché tutto è nelle sue mani anche l’azione quotidiana più semplice.

Che chiedere allora? Quello di cui si ha bisogno, anche aspetti materiali; ma soprattutto le cose grandi: il tempo di grazia, la vita, la sua benevolenza, la salvezza, l’eternità senza pretendere di dettare a Lui leggi. Perciò la prima e più grande preghiera rimane la sollecitazione a fare la tua volontà perché noi non vediamo meglio di Lui. Il cristianesimo capovolge la preghiera pagana: non si pregare Dio per accattivarselo in attesa di favori, Egli già conosce i nostri bisogni! La preghiera deve spingere noi verso di Lui con una costante richiesta di conversione grazie allo Spirito di Cristo senza dimenticare che, come Gesù ha detto nei discorsi dell’ultima cena, alla destra del Padre c’è Lui che prega per noi. Questo pensiero ci infonde una carica di ottimismo, nonostante sconfitte patite, è già concreta partecipazione alla Salvezza.


Site Map