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                                           Il padrone generoso Mt 20 1-15 solo Mt
Disoccupazione diffusa in Palestina, 
per la vendemmia occorrevano numerosi lavoratori
Salario corrisposto cominciando dagli operai dell’11° ora 
Reazione: duplice ingiustizia: 12 ore piene e sotto il calore cocente
Non atto di arbitrio ma gesto di un uomo buono
Per Gesù così agisce Dio: è tanto buono che per pura bontà ammette nel Regno anche i pubblicani e i peccatori 
Punto di comparazione della parabola nella nota finale: perché io sono buono. 
Contrariamente al concetto ebraico di ricompensa, Gesù introduce l’insegnamento della grazia donata senza merito.

Le aggiunte v 16: l’evangelista vede raffigurato il capovolgimento delle gerarchie nel giorno del giudizio (catastrofè)
i Padri: 5 fasi dell’assunzione degli operai evocano la storia della salvezza:
chiamata di Adamo, Noè, Mosè, ultima di G
viste anche come simbolo delle diverse età in cui gli uomini giungono alla fede:
bambini, giovani, adulti, maturi e vecchi

                 Un moderno fraintendimento della parabola
Sensibilità sociale vede nell’atteggiamento arbitrio del padrone un’insidia alla morale del lavoro
G non voleva presentare il modello dell’imprenditore cristiano. 
Vuole semplicemente presentare l’incomprensibile bontà di Dio

                                                      I veri discepoli 
Alla sequela di G che si rivela innanzitutto nell’amore. 
La misericordia sperimentata deve usarla anche nei confronti del prossimo

                        Il tesoro nel campo e la perla Mt 13,44-6
Legate tra loro vg di Tommaso le riporta separatamente n. 109 e 76
La grandezza della scoperta spinge a rinunciare a tutto il resto pur di arrivare a possedere ciò che hanno rinvenuto, così avviene col regno di Dio
Pace, gioia, vita, beatitudine, felicità, amore, annuncio di libertà per l’uomo: nucleo centrale del lieto messaggio di G.

                                  Il buon  samaritano Lc 10, 25-37
G fa sì che il dotto interlocutore risponda lui stesso alla domanda,
        conferma l’esattezza della risposta e aggiunge: fa questo e vivrai
Nello stile per Lc caratteristico dei farisei 16,15 18,9 vuol sapere chi è il suo prossimo, questione discussa tra i dottori

       Un uomo si fa prossimo solo di colui al quale presta soccorso nel bisogno, 
                deve far propria la situazione dell’altro
Parabola o allegoria? 
Raffigurata tutta la storia della salvezza
Adamo col peccato, sacerdote e levita condizioni del VT
Samaritano=G cura il mezzo morto con olio e vino = i sacramenti
                                   Lo porta alla locanda = la chiesa
                                   cure dell’oste = il pastore
                                   prima di andarsene salire al cielo dà due denari = A e N T
                                   promette il ritorno con la Parusia
Convincente ma non risponde alla finalità di G

                                      Servo spietato Mt 18, 23-35
vero discepolo soprattutto se sa perdonare il prossimo 
Proclamazione della sentenza del giudizio Mt 25 31-46
Mostra quanto valore G attribuisce all’amore per bisognosi e oppressi

Per i giudei i pagani erano perduti e nell’ultimo giudizio non potevano essere salvati,
contro tale opinione fin dall’inizio fa capire che non è l’appartenenza al popolo eletto a determinare l’esito del giudizio

G si identifica nei bisognosi di tutti i tempi
Tutti nel giudizio finale saranno giudicati secondo l’amore operante
                dimostrato o negato a Cristo nella persona dei bisognosi. 
Ciò che conta non è solo la vera fede, l’ortodossia, ma anche l’ortoprassi
Sulla scorta di Mt 25 la condanna nel giudizio finale non avviene in base ai peccati gravi commessi ma all’omissione di opere di bene

                                                 speranza nell’Ora di Dio
Con la venuta e l’opera di G la salvezza è già iniziata
                           e il regno di Dio si è fatto vicino.
Ma la sovranità definitiva di Dio, il Regno nella sua pienezza non c’è ancora.

G stesso pensava all’imminente irruzione del regno escatologico di Dio
ma si è sempre rifiutato di indicare una data per questo evento.

Speranza nell’avvento dell’Ora di Dio e la preghiera fiduciosa nel suo aiuto occupano un posto importante nella sua predicazione
Né il dubbio sulla missione, né l’impazienza, né la poca fede devono scuotere la certezza che Dio porterà a compimento ciò che ha iniziato ed esaudirà la supplica dei suoi

                                         L’amico che domanda Lc 11, 5-8
rispecchia le condizione di vita in un villaggio
G lascia che siano gli uditori a trovarne l’applicazione
Lc ha inserito questa parabola in un  contesto che tratta della preghiera
Centro del racconto non colui che domanda né la sua insistenza,
                                   ma l’uomo disturbato nel sonno
il riferimento a Dio: non si tratta di perseveranza nella preghiera
                                   ma della certezza d’essere esauditi

                         Il figlio che chiede da mangiare Lc 11, 11-13 Mt 7,9-11
Un padre non risponde alla domanda del figlio dandogli una cosa dannosa al posto di una utile

                                         Il giudice iniquo Lc 18, 1-8
Conclusione dal minore al maggiore:
se persino il giudice senza scrupoli alla fine è disposto ad aiutare
                  tanto più Dio
3 antitesi: giudice ingiusto e Dio giusto, 
                 vedova conta nulla per il giudice Dio nutre vivo interesse per i suoi
                 prima giudice non ascolta, Dio è sempre pronto ad ascoltare gli eletti

Per Lc é una esortazione alla preghiera assidua e fiduciosa
come nella parabola del fariseo e del pubblicano 18,9-14:
ammonimento a pregare con umiltà
probabile in origine mostrare che Dio è misericordioso verso disprezzati e poveri

Nel contesto lucano bisogna continuare a pregare anche quando sembra che la preghiera non venga esaudita.

  
 III Parte delle riflessioni sulle Parabole

Tema: La misericordia di Dio verso i peccatori

 

Gesù annunzia che la Salvezza viene preparata per i poveri e per i peccatori

Soprattutto nel Vangelo di Luca Egli viene presentato come il salvatore dei peccatori in alcune famosissime parabole

 

                                            I figli dissimili (Mt 21,28-32)

Occorre lavorare nella sua vigna e quel che conta non sono le parole ma le azioni

Occorre compiere la volontà del Padre: ecco perché pubblicani e prostitute possono passare davanti

Nonostante, secondo gli avversari di Gesù costoro non avevano possibilità di arrivare a Dio

Gesù accoglie nella sua comunità ogni categoria di peccatori convertiti

 

                                             I due debitori (Lc 7, 41-43)

NB: - La parabola è riportata da Lc.

       - Per comprendere a pieno l’unzione dei piedi di Gesù da parte di una peccatrice e la scena in casa di Simone il fariseo occorre conoscere le dinamiche della vita quotidiana e dei costumi nella Palestina di duemila anni fa

      - In aramaico un termine per ringraziare non esiste, si usano perciò parole come benedire, amare nel senso di riconoscente.

Gesù racconta la parabola per convincere il fariseo che la sua deduzione è sbagliata.

Al v. 50 si conclude il racconto con le uniche parole che Gesù rivolge alla peccatrice: la tua fede ti ha salvata, va in pace.

La fede per lui è valsa la remissione dei peccati

 

                                             il fariseo e il pubblicano (Lc 18, 9-14)

Dio accetta il peccatore affranto e umiliato

v 19:  peccatore senza speranza ritiene il fariseo superiore a lui

Ma la sua preghiera, atto di pentimento, gli ottiene il perdono

 

In tal modo la parabola evidenzia: la Misericordia di Dio verso i peccatori

                                                            e l’atteggiamento di G nei loro confronti

Nel versetto introduttivo l’evangelista vuole esortare i suoi lettori a non disprezzare i peccatori pentiti che sono entrati nella comunità

 

                                            La pecora smarrita (Lc 15, 4-7; Mt 18, 12-14)

Delle parabole relative alla pecora smarrita, alla moneta perduta, al figlio perduto, soltanto la prima si trova, anche se in forma ridotta, in Mt

Pubblicani e peccatori si avvicinano a Gesù per ascoltare

i farisei e gli scribi presenti s’indignano nel vederlo familiarizzare con i peccatori

Per costoro, così critici nei riguardi degli altri, Gesù propone le tre parabole

E al v. 7 si riferisce la relativa applicazione

Il punto di paragone è la gioia divina possibile solo quanto il peccatore si converte

La novità è nell’affermazione che la conversione non è condizione per essere accolti con bontà da Dio

E’ Dio che la provoca continuando ad andar dietro al peccatore per riportarlo nella casa del Padre

 

Nella la moneta perduta (Lc 15, 8-10) si ripete il verso di commento della precedente parabola, ma l’enfasi si sposta sulla donna povera.

Essa diventa la protagonista perché Gesù vuole porre l’accento soprattutto sull’atto del cercare.

Tuttavia centrale rimane sempre la gioia del ritrovamento.

 

                                                    il figlio perduto Lc 15, 11-32

E’ la parabola più lunga.

Per gustarla si consiglia di leggerla lentamente, soffermandosi sui protagonisti, sui verbi e sugli aggettivi, tutto, anche le virgole e le pause, hanno un significato preciso

 

Gesù approfondisce il concetto alla base delle due precedenti parabole, ma con nuovi accenti: il Padre amorevole, la conversione, l’accoglienza del figlio perduto, l’atteggiamento del figlio maggiore nei confronti del padre

 

Figlio minore (vv. 12-24)

Cerca un’esistenza indipendente, fa esperienze sempre più degradanti, alla fine ritorna in sé: è l’inizio della vera conversione, la riflessione utilitaristica lo porta a riconoscere la gravità del suo peccato

 

Col v. 20 inizia la vera storia, della quale i versetti precedenti costituiscono la premessa: entra in scena il protagonista: il Padre: perdona, gioisce

Provvede: l’Abito prezioso segno di alta distinzione, l’anello simbolo del potere, i calzari sono il riconoscimento dell’uomo libero

Si organizza una gran festa perché il figlio è reintegrato completamente nella sua posizione

Il ritrovamento è come la resurrezione di un morto, come il rinvenimento di chi si è smarrito

 

Il figlio maggiore (vv. 25-32)

L’indignazione è generata dalla convinzione che il padre non ha praticato giustizia: l’esatto contrario della pietà paterna

Ma il padre si adopera anche per questo cuore indurito, nonostante il figlio maggiore si opponga rimproverandolo in modo violente e irrispettoso

Inizia un brevissimo dialogo: un capolavoro di psicologia sintetizzato in poco sillabe, in quel tuo figlio, che sa di disprezzo per il padre, il quale non demorde e gli ricorda che sta parlando di suo fratello.

Il primogenito dal comportamento esemplare ragiona in termini di merito e ricompensa, perciò non è in grado di apprezzare l’amore comprensivo e prodigo del padre, che rimane tale nonostante il doloroso affronto e la pungenti parole che gli ha rivolto. Gli ricorda perciò: Figlio mio: Tutto ciò che è mio è anche tuo.

 

Gesù sembra interrompere bruscamente il racconto; infatti non pronunzia condanne dei  suoi avversari. Egli spera che possano vincere lo scandalo dell’annunzio della Buona Novella che predice l’amore misericordioso di Dio

In tal modo egli giustifica la propria condotta verso i peccatori e lo fa perché agisce come Dio, pensa come Dio. Nel suo agire si manifesta l’operato di Dio. 

NB:

Perciò, queste tre parabole contengono anche un’evidente cristologia basata sulla autocoscienza di Gesù così come si ricava dal suo affermare che il suo comportamento è uguale a quello del Padre. 


Si pubblicano i commenti di Elena e Luana alle parabole presentate la scorsa settimana

Parabola del seminatore Mc 4, 1-20

Spiegazione: questa parabola ci vuole insegnare che Dio bussa al cuore di tutti e siamo noi a dover decidere se accogliere la sua Parola o no. Il seme che semina il seminatore è appunto la parola di Dio. Dio semina su ogni tipo di terreno ma non sempre riceve lo stesso risultato. Sul primo terreno, il sentiero, non nascerà. Questa parte di semi è costituita dalla persone che non conosceranno mai la fede. Sul secondo, il suolo roccioso, germoglierà, ma non durerà a lungo, e questo perché? Perché il terreno roccioso, non essendo profondo, non gli permette di stabilirsi con le radici. Questa parte di semi rappresenta le persone che dicono di credere. Questo tipo di terreno simboleggia le persone che accolgono subito la Parola di Dio, ma poi non riescono a resistere alle tentazioni e si sviano. Il terzo tipo di terreno è il terreno spinoso nel quale il seme verrà soffocato e non darà frutto, come tutte quelle persone che in un primo momento accettano la Parola di Dio e che poi la sostituiscono con tutte le preoccupazioni e le altre cose di questo mondo, comportandosi quindi come le spine. La buona terra permette al seme di crescere bene e di dare frutto. Questo tipo di terreno simboleggia quindi chi ascolta la Parola, la accoglie nel suo cuore e la comprende. Queste sono le persone che credono e sono circondate da altre che le aiutano a incrementare la propria fede.

 

Il seme che cresce da solo Mc 4, 26-29

 Spiegazione: Ciò che Dio fa è paragonato ad un uomo che semina e raccoglie.  L’uomo semina nel terreno consapevole che il frutto germoglierà  e crescerà  da solo, infatti se affidiamo la crescita dentro di noi del Regno di Dio, esso cresce senza il nostro aiuto. La Parabola del seme che cresce da solo ci ricorda che come spargi un seme e anche se non lo guardi esso crescerà e darà frutto, così la Parola di Dio. I semi, secondo me, dono la fede che Dio ci dona, poi saremo noi e chi ci circonda a farla crescere. 

 

Parabola del granello di senape Mc 4,30-32 , Mt 13,31-32, Lc 13, 18

Spiegazione: Il regno di Dio è simile ad un granello di senape: inizialmente piccolo, ma quando cresce e lo si coltiva diventa il più grande di tutti e di tutto. Sta a significare appunto la grandezza di Dio. La nostra fede è grane quanto un granello di senapa, ma se la facciamo crescere sarà grande come un albero e sarà un riparo per altre persone.

 

Il lievito  Mt 13, 33,  Lc 13, 20

Spiegazione: Come inizialmente il regno di Dio è piccolo, così il lievito da piccolo fermenterà con la farina.

 

 

            SPUNTI DI RIFLESSIONE PER LA RIUNIONE DI SABATO (30 gennaio, ore 16,30)

 

Per questa settimana s’invita chi partecipa all’incontro a riflettere sulla sublime capacità narrativa delle 35 parabole, un elenco che si allarga a 72 se s’includono immagini o metafore.

Gesù è un affascinante oratore, abile nel coinvolgere l’attenzione degli ascoltatori prendendo spunto dalla vita quotidiana e da esperienze comuni a tutti nella Palestina di quegli anni. Ai contadini era familiare l’immagine di terreni aridi, loro seminatori alle prese con le erbacce e speranzosi per un’abbondante raccolto di messi, per la fertilità delle vigne, pronti a gustare i frutti dolcissimi dei fichi. Erano pastori impegnati nel duro lavoro di curare greggi, erano individui a contatto con cagnolini ed uccelli, capaci d’incantarsi davanti ai gigli, pronti a cogliere i significati d’immagini che evocavano cardi, pesci, scorpioni, serpi, avvoltoi, oppure a prevedere il tempo sperimentando venti di scirocco e la tramontana, lampi balenanti, piogge ristoratrici delle arsure. Nei loro piccoli paesi incontravano di continuo bambini che giocavano sulle piazze, partecipavano a cene nuziali, sapevano come costruire case e torri. Erano bracciali e fittavoli, amministratori corrotti, portieri e servi in attesa, casalinghe prima disperate e poi felici per aver trovato quanto avevano perduto, figli difficili perché disobbedienti, debitori e creditori a causa di gravi congiunture economiche che rendevano i ricchi sempre più egoisti, mentre i poveri si vedevano ridotti alla fame e impotenti perché s’imbattevano in magistrati inerti, che soltanto vedove indifese ma coraggiose riuscivano a scuotere dal loro torpore. Ogni giorno maneggiavano monete, piccole e grandi, favoleggiavano di tesori nascosti e si accapigliavano quando sulle mense non venivano serviti cibi puri.

Gesù colpisce la loro fantasia, li coinvolge con le sue immagini, li interroga con le sue metafore, li affascina con la descrizione del volo degli uccelli o richiamando la fragranza delicata dei fiori di campo. Egli trasforma la sua parabola in una lirica che conduce chi lo ascolta verso alte mete dove può incontrare il Padre.

Personaggi e paesaggio diventano specchio dell’anima infondendo una sensazione di armonica felicità, ma non si tratta solo di contemplazione estetica ed estatica, é un invito a dare inizio ad un reticolo di relazioni interpersonali, di esperienze spirituali, a fare il primo passo di un pellegrinaggio che si conclude sempre con l’abbraccio paterno.

 

NB: Tutti sono sollecitati a trovare nei sinottici le parabole alle quali si fa riferimento nella nota precedente.

 

Durante l’incontro saranno commentate le parabole che fanno riferimento alla Presenza della Salvezza.

 

In quelle relative alle Nozze e digiuno (Mc 2,18-20, Mt 9, 14 s, Lc 5, 33-35) punto di partenza è l’esperienza della cerimonia nuziale e del relativo banchetto per gli ebrei simbolo della gioia messianica. Gesù ne approfitta per annunziare agli astanti che il giorno della letizia è già iniziato

 

Con la parabola della toppa nuova e del vino nuovo (Mc 2,21, Mt 9, 16s, Lc 5, 36-39) Gesù intende asserire che con lui è venuto nel mondo qualcosa di nuovo, inconciliabile con l’antica alleanza e con le sue regole. Infatti, Gesù non fa rattoppi, ma è il protagonista di una nuova creazione.

Si fa notare che mentre in Mt si apportano al detto solo modifiche irrilevanti rispetto a Mc, in Lc appare evidente l’enfasi nell’affermazione che il vecchio può rappresentare un pericolo per il nuovo: nessuno metterebbe vino nuovo in otri vecchi! Forse qui Lc evoca, lui discepolo di Paolo, ma in sordina il conflitto tra giudeo-cristiani e pagani convertiti.

Inoltre è facile notare che l’abbondanza di vino è segno della benedizione divina, concetto espresso anche alle nozze di Cana quando l’evangelista precisa la capacità delle giare

 

L’immagine del fico (Mc 13,28 Mat 24, 32, Lc 21, 29-31) richiama il tempo della pienezza della salvezza messianica sta per giungere ed esprime anche l’attesa impaziente del Figlio dell’uomo.    lr

La parabole di Gesù:

La forza del Vangelo

 

Mc 4 tre brani affini per contenuto la descrivono

Da un avvio assai modesto si sviluppa fino a raggiungere un’enorme grandezza:

                                           parabole del seminatore, seme cresce da solo, granello di senape

 

                                          Il seme che cresce da solo Mc 4, 26-29

Come il contadino dopo aver gettato il seme se ne sta quieto, poiché quello cresce da solo, allo stesso modo anche Dio lascia che le cose compiano il loro corso

Conforto per i discepoli: non spetta loro far sì che la predicazione abbia successo.

                                        La forza operante risiede nel vg.

 

Il regno di Dio non viene paragonato né al seminatore né al seme, ma al raccolto

 

                                          Il granello di senape Mc 4, 30-32; Mt 13, 31 e ss Lc 13,18 e ss

Raffigurate l’enorme differenza che passa tra gli indirizzi meschini del vangelo

                                                    predicato da un paio di poveri discepoli

                                                    e lo splendore del reggo dei cieli.

 

                                           Il lievito Mt 13,33 Lc 13,20 ss

Come il minuscolo granello di senape si sviluppa a poco a poco fino a diventare un grande arbusto, così s comporta anche il regno di Dio.

Esso è presente, ma non ancora compiuto,

è venuto e si rende manifesto nell’agire di Gesù

ma il suo compimento ha ancora da venire

  

                                            Le quattro specie di terreno  Mc 4,3-9, Mt 13, 1-9 Lc 7, 4-8

Anche questa è una parabola di contrasto:

Da un lato descrive il lavoro spesso infruttuoso del seminatore

dall’altro contrappone al maggese incolto il campo con i frutti maturi.

Anche se il lavoro umano spesso sembra infruttuoso

e rischia di andare incontro a tanti insuccessi

tuttavia Gesù è ottimista e fiducioso

 

                           La spiegazione della parabola del terreno  Mc 4, 13-20 Mt 13, 18-23 Lc 8, 11-15

Ha origine dalle riflessione degli apostoli e della chiesa primitiva

In modo per rispondere ai quesiti suscitati dall’esperienza quotidiana

Si ragionava in questo modo:  come ha affrontato Gesù questo problema?

                                                 Il ricordo dei detti e delle azioni diveniva la risposta al quesito.

 

In Paolo ad es., il seme viene paragonato alla parola 

Nota introduttiva: Che cos’é una parabola?

                              similitudini ampliate, un dire per immagini

                              da caso particolare

                              si sviluppa in un breve racconto

 

Occorre distinguere l’elemento figurativo dalla sostanza

Per far ciò va interpretata l’immagine

 

                             Le parabole di Gesù

Come leggerle?

Come comprenderle?

 

Temi centrali: il regno di Dio

                        l’appello alla conversione

                        il richiamo alla gravità dell’ora

                        il contrasto con i farisei

 

Il contesto: Immagini tratte dalla vita palestinese

 

Genere letterario: assolutamente nuovo

Caratteristiche: linguaggio chiaro

                           struttura magistrale nella sua linearità

                           originalità

rilevanza esegetica: Parte del nucleo primordiale

                                  dell’annuncio di Gesù

                                  e della tradizione su di lui

 

                       A che cosa servono le parabole?

Ammaestrano, spronano, scuotono gli ascoltatori

Sono annunci profetici

Descrivono il comportamento di Dio

                   verso i peccatori che si convertono

Contrappongono spesso il suo modo di agire

                   ai pensieri umani

1)                                 La forza del vangelo

da un avvio assai modesto si sviluppa

fino a raggiungere un’enorme grandezza:   

   Il seme che cresce da solo Mc 4, 26-29

   Il granello di senape: Mc 4, 30-32; Mt 13, 31 e ss; Lc 13,18 ss

   Il lievito: Mt 13,33; Lc 13,20 ss

   Seminatore: Mc 4

   Le 4 specie di terreno: Mc 4,3-9, Mt 13, 1-9 Lc 7, 4-8

   La spiegazione della parabola del terreno

                                         Mc 4, 13-20 Mt 13, 18-23 Lc 8, 11-15

                                 

2)                          Presenza della Salvezza

    Nozze e digiuno: Mc 2,18-20 Mt 9, 14 s Lc 5, 33-35

    Toppa nuova-vino nuovo: Mc 2,21 Mt 9, 16s Lc 5, 36-39

     L’immagine del fico: Mc 13,28 Mt 24, 32, Lc 21, 29-31

 

3)                          La misericordia di Dio verso i peccatori

      I figli dissimili: Mt 21,28-32.

      I due debitori: Lc 7, 41-43

      Il fariseo e il pubblicano: Lc 18, 9-14

      La pecora smarrita: Lc 15, 4-7 Mt 18, 12-14

      La moneta perduta: Lc 15, 8-10

      Il figlio perduto: Lc 15, 11-32

      Il padrone generoso: Mt 20 1-15

 

4)                                   I veri discepoli

      Il tesoro nel campo e la perla: Mt 13,44-6

      Il buon  samaritano: Lc 10, 25-37

      Servo spietato: Mt 18, 23-3

                                (vero discepolo perdona il prossimo)

      Proclamazione della sentenza del giudizio: Mt 25, 31-46

                                                   (ortodossia e ortoprassi)

 

5)                                   la speranza nell’Ora di Dio

       L’amico che domanda: Lc 11, 5-8

       Il figlio che chiede da mangiare: Lc 11, 11-13; Mt 7,9-11

      Il giudice iniquo: Lc 18, 1-8

                                 

6)                           La gravità dell’Ora

      I ragazzi che giocano: Mt 11,16-19; Lc 7,31-35

      il fico sterile: Lc 13, 6-9

      il ricco stolto: Lc 12, 16-21

      lo scassinatore notturno: Mt 24,43 s; Lc 12,39 s.

      servo con incarico di controllare: Mt 24,45-51; Lc 12, 43-46

      il portiere: Mc 13,33-37; Lc 12, 35-38

      il denaro dato in deposito: Mt 25, 14-30; Lc 19,12-27

    

7)                               L’ultimo periodo di grazia

      Vergini sagge e stolte: Mt 25, 1-13

      la grande cena: Mt 22, 1-10; Lc. 14, 15-24

      l’abito nuziale: Mt 22, 11-14

      i vignaioli malvagi: Mt 21, 33-46; Mc 12, 1-12; Lc 20, 9-19

 

8)                               Agire decisamente

      L’amministratore infedele: Lc 16, 1-8

      l’epulone e Lazzaro: Lc 16, 19-31

      in cammino verso il giudice: Mt 5,25 s., Lc 12,58 S.

      costruzione della torre ed entrata in guerra Lc 14,28-32

      i servi inutili Lc 17, 7-10                                     

 

9)                                 Il regno compiuto

      La zizzania: Mt 13, 24-30; spiegazione: Mt 13,36-43

      la rete da pesca: Mt 13, 47-50

 

                        La Cristologia nelle e delle Parabole

Titoli messianici riconosciuti dagli altri

egli si attribuisce quello di Figlio dell’Uomo

Autocoscienza cristologia di Gesù nelle parabole

 

NB. Dopo il primo incontro introduttivo di Sabato 16, i partecipanti saranno invitati a presentare a turno i nove temi nei quali sono state raggruppate le parabole.

         La loro riflessione costituirà la base per l’approfondimento dell’esegesi da parte di tutto il gruppo.

         Impegno analogo è richiesto ai ragazzi che hanno accettato di seguire il corso di preparazione alla Cresima.


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