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L'esortazione apostolica "Amoris laetitia"  
 


https://www.facebook.com/damatoeditore/posts/1545787492286686

Sopra il link per poter scaricare il nuovo libro di don Luigi Rossi "Le donne nel Vangelo", da copiare e incollare nella barra del menu.
E' un regalo della Parrocchia di Cannalonga con gli auguri di buon anno.
 

Cannalonga - 23 Marzo 2021- Festeggiamenti in onore di Santo Turibio Alfonso de Mogrovejo.

Per il secondo anno consecutivo, a causa della pandemia, la festa in onore del nostro Santo Protettore si è svolta in un clima particolare e con modalità diverse dal solito, ma con forte e profonda devozione che si rinnova di anno in anno, sempre con nuovo ed autentico sentimento in ognuno di noi.

Non è mancata la preghiera, la riflessione e l’affidamento al Santo. Non è mancata la consapevolezza di vedere in San Turibio un punto di riferimento, di fede, forza e speranza per andare oltre ogni difficoltà e ostacolo, per mettere in pratica i suoi insegnamenti, per vivere con spirito di solidarietà e carità.

La celebrazione di San Turibio fa parte della nostra tradizione, di cui tutti sentiamo il dovere di farci custodi e di mantenerla viva con amore.

Ci riporta alla mente sentimenti e ricordi che ci accompagnano nella nostra vita e che ci spingono a rispettare le nostre origini.

Dal giorno 19 al 21 Marzo, alle ore 18,00, in chiesa, abbiamo partecipato alle funzioni del Triduo in onore del Santo con la Novena e la celebrazione della Santa Messa.

Il giorno 22, alle ore 18,00, la Santa Messa celebrata da don Luigi è stata in suffragio delle Consorelle, dei Confratelli defunti e di don Antonio Mainenti, sacerdote scomparso circa due mesi fa che per diversi anni ha preso parte alle celebrazioni in onore del nostro Santo Patrono.

Tutti i membri dalla Confraternita erano presenti in divisa.

Prima dell’inizio della celebrazione della santa messa il priore Sabato Coscia, come previsto dallo Statuto, ha riferito all’Assemblea della Confraternita le risultanze del Conto Consuntivo approvato dal Consiglio la scorsa settimana.

Si è poi soffermato su alcuni articoli della Statuto che riguardano principalmente i diritti ed i doveri degli iscritti. La sua esposizione, che può considerarsi vera catechesi, ha particolarmente coinvolto tutti i presenti.

Il 23 Marzo, giorno della festa, alle ore 18,00 è stata celebrata da don Luigi la Santa Messa.

Nell’omelia il nostro parroco si è soffermato sulla biografia del Santo, sulla sua opera di evangelizzazione verso gli ultimi, gli umili, i perseguitati tra le popolazioni dell’America latina dove Santo Turibio trascorse molti anni della sua vita fino alla sua morte avvenuta il 23 marzo 1606, durante una delle sue numerosissime visite pastorali.

Era il Giovedì Santo di quell’anno.

Grande merito fu aver dato a quei popoli la dignità di essere uomini.

Nel suo impegno evangelico tradusse nella lingua locale il Vangelo per diffondere e far comprendere il messaggio di Gesù. Fece pubblicare catechismi e libri di preghiere sempre nelle lingue locali.

Richiamando il significato tutto particolare di questa festa per noi cannalonghesi don Luigi ci ha fatto riflettere sul bisogno di un Protettore, che la situazione attuale ha rafforzato, e su cosa Santo Turibio ci può dare come nostro Protettore.

Affidandoci a Lui e impegnandoci a realizzare il suo insegnamento potremo uscire dal tunnel in cui ci troviamo da più di un anno e raggiungere quella luce che ci attende che è la vicinanza con Gesù.

Alla fine della celebrazione liturgica, invitato da don Luigi, ha preso la parola il nostro Sindaco che con la sua presenza ha rappresentato tutta Cannalonga.

Nel suo messaggio ha augurato di poter riprendere il prossimo anno per intero ciò che è tradizione per la nostra comunità fare in questo giorno di festa, riprendere ciò che non è andato perduto ma che è solo stato interrotto in questi ultimi due anni.

Tutte le funzioni liturgiche, dal 19 al 23 Marzo, sono state trasmesse in diretta sulla pagina facebook della parrocchia ed in differita sul canale televisivo 636 di Cilento Channel, ad opera del nostro preziosissimo Daniele Romualdi, giornalista ufficiale della rete televisiva, a cui va il nostro doveroso ringraziamento perché grazie alla sua disponibilità ed all’utilizzo dei mezzi tecnologici, le sue riprese possono raggiungere tutti i cannalonghesi presenti in Italia, in Europa, nelle Americhe e in Australia, dando a tutti la possibilità di partecipare e di condividere con noi questi momenti di fede e di tradizioni.

Appuntamento all’anno prossimo!

Appuntamento al nastro di una nuova partenza!

Appuntamento, tra l’altro, ad uno spettacolo pirotecnico “sollecitato”, difficile a crederlo, dal nostro caro don Luigi !!!.

  • Lucia Garifalos




Per Nando
che la rabbia non è certo un sentimento Cristiano, lo sappiamo e ci scusiamo, ma non troviamo altre parole per descrivere quello che abbiamo provato nell’apprendere quella notizia che pure ci aspettavamo, senza averci mai voluto credere. Una rabbia sorda, profonda che al momento non ci ha fatto neanche piangere, la stessa rabbia che avevamo provato solo qualche anno fa e che non avremmo mai voluto riassaporare. Il dolore, quello straziante della consapevolezza di ciò che era accaduto, è venuto dopo ed è stato un dolore fisico come se davvero ci stessero strappando brandelli della nostra carne, brandelli della nostra vita.
Oggi siamo qui nel tuo Paese carissimo in mezzo a tutti quelli che ti hanno amato e ti amano oggi ancora di più, siamo qui per salutarti mentre stamattina a Bologna un’altra Comunità ti ha salutato con lo stresso amore.
Ed allora piuttosto che star qui a commemorare la tua bontà, la tua caparbietà, la tua professionalità, la tua gentilezza, il tuo altruismo, la tua generosità, in una parola la tua vita, abbiamo pensato di scriverti una lettera come solo gli amici fraterni di sempre possono fare.
Caro Nando,
nessuno di noi pensava che l’epilogo fosse così vicino, sapevamo e tu stesso sapevi, ma negli ultimi tempi abbiamo vigliaccamente fatto finta di niente finchè una telefonata, all’alba del giorno più buio, ci ha travolti nella sua cruda realtà. Che dire? Le parole ci sembrano prive di senso, la lontananza ci fa sentire smarriti, ti cerchiamo e tu non ci sei, e questa maledetta malattia che incombe su tutti noi, ci tiene lontani mentre avremmo voluto, e tu sai quanto, abbracciarti ancora una volta. “Gli amici che abbiamo perduto non riposano nella terra, sono sepolti nel nostro cuore; è Dio che ha voluto così perché li avessimo sempre con noi” diceva un grande scrittore francese
Ci manchi già tanto ma abbiamo il tuo volto e il tuo sorriso scolpiti nell’anima, e poi tireremo fuori tutte le nostre foto e riaccenderemo ricordi incancellabili. E così, sul vecchio schermo della nostra memoria rivedremo e rivivremo le nostre scorribande cantando le arie d’opera di “Amici miei” che fu il “nostro” film, le notti passate a chiacchierare ed a progettare un futuro che è già passato, e le gite al tuo amato Parulo e poi quel giorno speciale fra Natale e Capodanno in cui ci lasciavamo alle spalle noie ed affanni e andavamo via per rientrare la sera magari un po’ sbronzi ma sempre felici di essere stati insieme. A darci conforto c’è in fondo a noi, amico carissimo, la certezza che quelli come te “là dove vanno staranno benone” come diceva una canzone dei nostri anni migliori; ed ora basta, non vogliamo disturbarti oltre, sei appena arrivato lassù e di certo sei già circondato da uno stuolo di tante persone care, ne manca uno? Guarda bene, starà tirando due calci ad un pallone con gli occhiali tondi e la maglia numero 7; Oggi vi siete ritrovati e noi da quaggiù vi salutiamo con una grande abbraccio.
Ciao Nà, buona permanenza! E ricorda tu con noi e noi con te per sempre!
Antonio, Carmine, Gigetto e Mario


La gioia in famiglia

L’attuale processo socio-culturale denota un progressivo assalto alla famiglia, corrosa dall’interno per gli effetti del sistema economico, per i modelli propagandati dai media, per la ideologia della post-modernità fondata su un esasperato individualismo, frutto della rivendicazione di libertà ad ogni costo. Ne deriva la domanda: oggi che modello di famiglia è proposto ai giovani? La risposta più saggia la si riscontra nella liturgia della Parola di questa domenica, ultima dell’anno, utile per un bilancio e un esame di coscienza su come lo abbiamo vissuto. Tutti sono invitati ad una riflessione critica per individuare i motivi di speranza, anche coloro che devono registrare insuccessi per il fallimento del loro progetto matrimoniale. Infatti, Dio comunque riserva gioia, luce e vita; a noi è demandata la capacità di scoprire dove e come trovare questi doni. Nella storia della famiglia di Gesù è riassunta quella di milioni di altre, che oggi devono ancora guardarsi da tanti Erode, assetati di sangue e pronti a tutto pur di dominare. E’ necessario che qualcuno vegli e trovi la direzione. Il ruolo sollecitato a Giuseppe è la responsabilità, raccomandata a tutti i padri, di scegliere il tragitto più sicuro e calibrare gli sforzi. Egli prende Maria e il bambino: in questa relazione c’è la sorte della famiglia; in questo legame affettivo si riscontra il momento decisivo della salvezza. Giuseppe diventa l’icona di quanti si caricano il peso della vita degli altri senza recriminare per la relativa fatica, in silenzio e senza attendersi ricompense, disarmati nei propri sogni che, essendo concreti, rendono più forti di ogni avversità o nemico. Maria, la sposa protetta, è icona di tutte le madri benedette dalla vita e dalla storia per la loro capacità di dare amore, non solo quello che è richiesto, ma ancora di più.  Così il Bambino si sente protetto da ogni pericolo grazie alla relazione operosa dei genitori; può continuare a sollecitare l’estasi del creato grazie al fatto d’essere venuto al mondo e così lo ha obbligato a convertirsi per poter rinvenire nel futuro sempre più il suo lato buono.

Riconoscenti, lodiamo il Signore per la famiglia nella quale viviamo e per le grazie che, tramite essa, abbiamo ricevuto dalla vita durante l’anno che sta per finire e prepariamoci a godere le sorprese del nuovo, pronti ad intravedere sempre, oltre le apparenze, la benefica mano di Dio.

                                                                                     

                                                                                                                                                                                                                                


                                                                                            


 

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