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Amoris Laetitia.


INDICE

La gioia dell’amore [1-7]

capitolo primo ALLA LUCE DELLA PAROLA [8]

Tu e la tua sposa [9-13] - I tuoi figli come virgulti d’ulivo [14-18]- Un sentiero di sofferenza e di sangue [19-

22] - La fatica delle tue mani [23-26]- La tenerezza dell’abbraccio [27-30]

capitolo secondo LA REALTÀ E LE SFIDE DELLE FAMIGLIE [31]

La situazione attuale della famiglia [32-49] - Alcune sfide [50-57]

capitolo terzo LO SGUARDO RIVOLTO A GESÙ: LA VOCAZIONE DELLA FAMIGLIA [58-60]

Gesù recupera e porta a compimento il progetto divino [61-66] - La famiglia nei documenti della Chiesa [67-

70] - Il sacramento del matrimonio [71-75] - Semi del Verbo e situazioni imperfette [76-79] - La

trasmissione della vita e l’educazione dei

figli [80-85] - La famiglia e la Chiesa [86-88]

capitolo quarto L’AMORE NEL MATRIMONIO [89]

Il nostro amore quotidiano [90] - Pazienza 91-92] - Atteggiamento di benevolenza [93-94] - Guarendo

l’invidia [95-96] - Senza vantarsi o gonfiarsi [97-98] - Amabilità [99-100] - Distacco generoso [101-102] -

Senza violenza interiore [103-104] Perdono [105-108] - Rallegrarsi con gli altri [109-110] - Tutto scusa

[111-113] - Ha fiducia [114-115] - Spera [116-117] Tutto sopporta [118-119] - Crescere nella carità

coniugale [120-122]

Tutta la vita, tutto in comune [123-125]- Gioia e bellezza [126-130] - Sposarsi per amore [131-132] - Amore

che si manifesta e cresce [133-135] - Il dialogo [136-141]

Amore appassionato [142]

Il mondo delle emozioni [143-146] - Dio ama la gioia dei suoi figli [147-149] - La dimensione erotica

dell’amore [150-152] - Violenza e manipolazione [153-157] - Matrimonio e verginità [158-162]

La trasformazione dell’amore [163-164]

capitolo quinto L’AMORE CHE DIVENTA FECONDO [165]

Accogliere una nuova vita [166-167] - L’amore nell’attesa propria della gravidanza [168-171] - Amore di

madre e di padre [172-177]

Fecondità allargata [178-184]

Discernere il corpo [185-186]

La vita nella famiglia in senso ampio [187]

Essere figli [188-190] - Gli anziani [191-193] - Essere fratelli [194-195] - Un cuore grande [196-198]

capitolo sesto ALCUNE PROSPETTIVE PASTORALI [199]

Annunciare il Vangelo della famiglia oggi [200-204] - Guidare i fidanzati nel cammino di preparazione al

matrimonio [205-211] La preparazione della celebrazione [212-216]

Accompagnare nei primi anni della vita matrimoniale [217-222] - Alcune risorse [223-230] - Rischiarare

crisi, angosce e difficoltà [231] - La sfida delle crisi [232-238] Vecchie ferite [239-240] - Accompagnare

dopo le rotture e i divorzi [241-246] - Alcune situazioni complesse [247-252] - Quando la morte pianta il suo

pungiglione [253-258]

capitolo settimo RAFFORZARE L’EDUCAZIONE DEI FIGLI [259]

Dove sono i figli? [260-262] - La formazione etica dei figli [263-267] - Il valore della sanzione come stimolo

[268-270] - Paziente realismo [271-273] - La vita familiare come contesto educativo [274-279] - Sì

all’educazione sessuale [280-286] -

Trasmettere la fede [287-290]

capitolo ottavo ACCOMPAGNARE , DISCERNERE E INTEGRARE LA FRAGI LITÀ [291-292]

La gradualità nella pastorale [293-295] - Il discernimento delle situazioni dette “irregolari” [296-300] - Le

circostanze attenuanti nel discernimento pastorale [301-303] - Le norme e il discernimento [304-306] - La

logica della misericordia pastorale [307-312]

capitolo nono SPIRITUALITÀ CONIUGALE E FAMI LIARE [313]

Spiritualità della comunione soprannaturale [314-316] - Uniti in preghiera alla luce della Pasqua [317-318] -

Spiritualità dell’amore esclusivo e libero [319-320] - Spiritualità della cura, della consolazione e dello

stimolo [321-325]

Preghiera alla Santa Famiglia 
 
 
 
La gioia dell’amore nelle famiglie è giubilo per la Chiesa e coinvolgente speranza per l’umanità. E’ il convincimento profondo che promana dall’Esortazione di Papa Francesco, AMORIS LAETITIA. Il pontefice, pur confermando l’unità della dottrina, ritiene che la complessità delle problematiche connesse include la necessità di continui approfondimenti,
vista la diversità d’interpretazione di alcuni aspetti nell’attuale dibattito, specialmente in relazione con le conseguenze, apertura che rimarrà tale nella Chiesa fino alla seconda venuta del Signore, essendo impegnata a ricercare
soluzioni sempre più inculturate per rispondere in modo adeguato alle sfide locali, come ha dimostrato il Sinodo sulla famiglia. L’esortazione apostolica acquista un significato particolare nell’anno giubilare. Già nel primo capitolo Francesco ne raccomanda una lettura attenta alla luce della Parola per
osservare in azione lui e lei nella realtà fondamentale e feconda della vita di coppia, così com’è presentata dalla Genesi, e per questo capace di manifestare il mistero di Dio creatore e salvatore nella visione trinitaria fondamentale per
la vita cristiana. La solitudine di Adamo è risolta nel tacito incontro degli occhi di una persona pronta a fissare quelli dell’altra, intanto sbocciano sentimenti che trovano la più alta e poetica espressione nel Cantico dei Cantici, che descrive la dinamica della donazione nella reciprocità, l’unirsi come adesione fisica e interiore per divenire un’unica carne, abbraccio fisico ed unione di cuori che generano il figlio, il quale unisce in sé proprio queste due carni. I Salmi ripropongono queste sollecitazioni, che trovano poi il riscontro più alto nella casa-chiesa domestica, che diventa sede dell’Eucarestia, come si legge nella 1a Corinti. Perciò la famiglia di per sé è efficace catechesi per i figli, consentendo ai genitori di espletare la propria missione educativa. Nella realtà della vicenda storica, la famiglia traccia però un sentiero di sofferenza e di sangue; lo stesso Gesù inserisce il suo insegnamento sul matrimonio nel contesto della disputa sul divorzio a comprova del fatto che la Bibbia non è una
sequenza astratta di esortazioni, ma un realistico viaggio tra famiglie in crisi e nel dolore, alle quali Dio asciuga le lacrime, come si legge nell’Apocalisse. La coppia sperimenta la fatica delle mani per disporre del pane, un modo per sottolineare l’importanza del lavoro e i laceranti effetti della disoccupazione o di una condizione di precarietà, oggi particolarmente diffusa per i tanti squilibri economici ed ambientali. Contro gli strali di questa situazione non rimane che la tenerezza dell’abbraccio, memori dell’icona rappresentata dalla famiglia di Nazareth. Nel secondo capitolo il papa tratta della realtà delle famiglie e delle tante sfide con le quali si deve confrontare per il marcato  mutamento antropologico e culturale, che assegna sempre più spazio alla libertà, sovente sfociata in individualismo esasperato carico di stress per il ritmo incalzante impresso alla società e al mondo del lavoro. Ne deriva la progressiva indisponibilità ad assumere impegni che comportino esclusività e stabilità, qualità insidiate da tante convenienze contingenti. Intanto si precipita nell’angoscia della solitudine che spinge a ricercare protezione e fedeltà pur persistendo il timore d’impegnarsi in stabili relazioni a livello personale. La
cultura del provvisorio oggi spinge i giovani, a non formare una famiglia, vittime di un’affettività narcisista, la cui mutevole instabilità non aiuta a maturare. La stessa Chiesa con umiltà e realismo deve fare autocritica
per come ha presentato le cose, asserisce Francesco al n. 36 dell’Esortazione. Egli esemplifica facendo riferimento all’accento posto sulla procreazione rispetto alla necessaria enfasi sulla necessità di crescere nella relazione di coppia. Il papa ritiene che a volte si sia delineato un astratto modello teologico, distante dalle situazioni concrete, un’eccessiva idealizzazione aggravata dall’insistenza su questioni canoniche e bioetiche. Di fatto è apparsa evidente la difficoltà a presentare il matrimonio come cammino dinamico di crescita
concedendo poco spazio alla coscienza dei fedeli da impegnare in un personale discernimento per formarsi. Gesù invece, annota Francesco al n 38, pur proponendo un ideale esigente, non ha mai smesso di mostrare la sua vicinanza
compassionevole verso i fragili. I noti passi dell’adultera e della samaritana esaltano la sua capacità di misericordia. Mentre il papa sollecita il riconoscimento dei diritti specifici della famiglia, che non s’identificano con quelli individuali, enumera alcune delle sfide alle quali è soggetta, a partire dalla decostruzione giuridica per le insidie apportate dalla pretesa differenziazione tra sesso biologico e ruolo sociale-culturale del gender; infatti, se è possibile distinguerli, certamente non si possono separare. Perciò, se è comprensibile riconoscere fragilità umana e complessità della vita, non sono accettabili ideologie che pretendono di dividere in due aspetti inseparabili
della realtà, confusione che si lega sempre più alla luciferina pretesa di sostituirsi al Creatore. A questo proposito la Chiesa più che il lamento sterile, generato da tentativi di auto-difesa, deve riscoprire le potenzialità della propria creatività missionaria. La complessità della situazione spinge Francesco a rivolgere lo sguardo a Cristo per delineare nel terzo capitolo la vocazione
della famiglia sintetizzando l’insegnamento della Chiesa sul  matrimonio. Gesù recupera e porta a compimento il progetto divino perché, attraverso la Chiesa,
matrimonio e famiglia ricevono la grazia per testimoniare l’amore di Dio e vivere la vita di comunione. Egli ha fornito un costante riferimento inaugurando la vita pubblica col segno di Cana, condividendo momenti di amicizia con la famiglia di Pietro e di Lazzaro. Si è commosso al pianto dei genitori per i figli manifestando il vero significato della misericordia. L’emergere della concezione che Gesù ha della famiglia trova riscontro nei documenti della Chiesa. Infatti il sacramento del matrimonio non è ritualità che accompagna una convenzione sociale, ma sostegno per chi decide di formare una famiglia. Come conseguenza del discernimento vocazionale i coniugi decidono di accogliersi e donarsi reciprocamente per condividere tutta la vita. Tuttavia il grado di responsabilità non è uguale in tutti i casi, possono esistere fattori che limitano la capacità di decisione. Da qui, alla chiarezza della dottrina deve affiancarsi la capacità di tener conto della complessità delle diverse situazioni e prestare attenzione a come le persone vivono e soffrono a motivo della loro condizione. Nel quarto capitolo Francesco, parafrasando l’inno paolino della carità, in modo molto lirico descrive le modalità del nostro amore quotidiano predisposto alla pazienza per irrobustire l’atteggiamento di benevolenza, antidoto ad ogni sentimento d’invidia in un rapporto paritario che non ricerca motivi di vanto individuale, ma con delicatezza presta attenzione a comportamenti amabili praticando, se necessario, un generoso distacco per superare qualsiasi tentazione di violenza interiore, anzi, al contrario, mostrandosi pronti al perdono con gesti che trovano negli altri motivo di rallegramento perché disposti a scusare ogni affronto nella costante apertura ad un atteggiamento di fiducia e di speranza, consapevoli che se la situazione lo richiede si è capaci di sopportare tutto. E’ la ricetta per crescere
serenamente nella carità coniugale perché generosi nel mettere per l’intera vita tutto in comune e gustare così la più profonda gioia che scaturisce dalla bellezza dell’anima. Sposarsi per amore significa perciò consentire che questo sentimento si manifesti e cresca grazie ad un dialogo ininterrotto. Un amore
così appassionato arricchisce il mondo delle emozioni dando conto e ragione della liberante dimensione erotica dell’amore. Ciò diventa possibile perché nella coppia ciascuno compie un cammino di crescita e di cambiamento personale. A queste condizioni l’amore non può che essere fecondo, come
asserisce il papa nel quinto capitolo parlando dell’accoglienza di una nuova vita ed affrontando anche significative dinamiche psicologiche come quelle dell’amore nell’attesa propria della gravidanza, quando la madre partecipa al
progetto di Dio sognando suo figlio. Ovviamente si tratta dell’amore della madre e del padre per superare la diffusa percezione di essere orfani, sensazione che sperimentano tanti bambini e giovani in una società oggi sempre più senza padri. Nella cultura occidentale, molte famiglie si isolano rinchiuse
nella propria comodità, indifferenti di fronte alle condizioni dei più bisognosi e misconoscendo l’appello per una maggiore comunione con gli scarti dalla società. Invece, sperimentare la vita nella famiglia in senso ampio significa dare motivo di crescita autentica ai figli e una persistente funzione educativa agli anziani per porre riparo, grazie al loro impegno, alla mancanza di memoria storica, senza la quale non si può educare. Saper essere veramente fratelli scaturisce da un cuore che ha sperimentato la ricchezza della famiglia allargata
che aiuta a compensare tante fragilità. Nel capitolo sesto, l’esortazione diventa più operativa nel descrivere alcune prospettive pastorali per annunciare il
Vangelo della famiglia guidando i fidanzati nel cammino di preparazione al matrimonio, senza dimenticare che per la comunità cristiana sono una preziosa risorsa per rinnovare il tessuto del corpo ecclesiale. Se si riconoscono con chiarezza i punti deboli dell’altro, occorre fiducia realistica per aiutare a sviluppare la propria persona e controbilanciare il peso delle fragilità; di conseguenza va accettata la possibilità di alcune rinunce, momenti difficili e situazioni conflittuali per aiutare ciascuno ad amare una persona concreta con la quale condividere la vita, qualcosa che certamente non s’improvvisa. Perciò, l’impegno non si limita alla preparazione della celebrazione del rito, ma occorre accompagnare nei primi anni della vita matrimoniale stimolando i giovani sposi a creare proprie abitudini, una sensazione di stabilità e di protezione grazie a condivisi rituali quotidiani. Così, se arrivano crisi, angosce e difficoltà possono essere trasformate in opportunità di crescita accettando la sfida senza mettersi sulle difensive e negare o relativizzare i problemi, comportamento che ottiene il solo effetto di ritardare la soluzione. Un atteggiamento ottimistico consente di riconoscere che ogni crisi può trasformarsi in un nuovo “sì” per far rinascere rafforzato, trasfigurato e maturato l’amore. A questo proposito è consigliabile far rimarginare le ferite di vecchie esperienze traumatiche nelle famiglie di origine procedendo ad un
percorso di liberazione. Chiara è la presa di posizione circa i “divorziati che vivono una nuova unione”. Il papa ritiene che occorra farli sentire parte della Chiesa; “non sono scomunicati”, quindi non vanno trattati come tali “perché formano sempre la comunione ecclesiale”. Diventa perciò indispensabile “un attento discernimento e un accompagnamento di grande rispetto, evitando ogni linguaggio e atteggiamento che faccia sentire discriminati; invece occorre promuovere la loro partecipazione alla vita della comunità. Prendersi cura di loro per la comunità cristiana non è un indebolimento della fede e della testimonianza circa l’indissolubilità matrimoniale; anzi questa scelta esprime proprio in questa cura la sua carità. Il papa non teme di affrontare alcune situazioni complesse come quella relativa ai matrimoni misti e la comunione;
richiamando le norme esistenti ricorda che “la condivisione dell’Eucaristia non può essere che eccezionale”. Poi si sofferma sulle dolorose vicende che si verificano quando la morte pianta il suo pungiglione. Nel capitolo settimo si richiama la necessità d’incrementare l’impegno per l’educazione dei figli nella prospettiva di trasmettere la fede preoccupandosi della loro formazione etica
ricorrendo ad un approccio pedagogico non alieno dalla sanzione se conserva il suo valore di stimolo in una prospettiva di paziente realismo. Esso raggiunge la sua efficacia se promana da un contesto familiare attento alla funzione educativa che si deve aprire anche ad una “positiva e prudente” educazione sessuale di bambini ed adolescenti per superare ogni tendenza a banalizzare e impoverire l’argomento soprattutto se la si considera nella prospettiva dell’educazione all’amore ed alla reciproca donazione per far emergere preziose capacità di gioia. Un’informazione appropriata ed adatta all’età deve tracciare “un percorso sulle diverse espressioni dell’amore, sulla cura reciproca, sulla tenerezza rispettosa, sulla comunicazione ricca di senso” per
preparare al dono di sé. Il capitolo ottavo probabilmente richiama maggiore attenzione perché si propone di accompagnare, discernere e integrare la fragilità umana. Il papa asserisce che « la Chiesa si volge con amore a coloro che partecipano alla sua vita in modo incompiuto, riconoscendo che la grazia di Dio opera anche nelle loro vite>> infondendo il coraggio per compiere il bene,
per prendersi cura con amore l’uno dell’altro ed essere a servizio della comunità nella quale vivono e lavorano. La Chiesa accompagna i figli più fragili “segnati dall’amore ferito e smarrito, ridonando fiducia e speranza”, manifestando gradualità nell’azione pastorale, valutando anche la situazione
di un matrimonio solo civile o persino di una semplice convivenza segnata da notevole stabilità, occasione che può sfociare nel sacramento del matrimonio. Infatti, occorre non solo promuovere il matrimonio cristiano, ma anche discernere tra le situazioni per un proficuo dialogo pastorale e cogliere elementi culturali o contingenti, atteggiamento che ben si concilia col dato dell’incremento del numero di chi chiede la celebrazione del matrimonio in chiesa dopo questa esperienza. Intanto si registra che la semplice convivenza rimanda a situazioni di attesa di stabile lavoro e di reddito sicuro; a volte è la miseria materiale a far vivere nel regime di unione di fatto, contingenza da affrontare in modo costruttivo, considerandola un’opportunità verso la pienezza del matrimonio e della famiglia alla luce del Vangelo. Da questa base prende le mosse il paragrafo relativo al discernimento delle situazioni dette “irregolari”. Per non sbagliare strada tra le due logiche che segnano la storia della Chiesa - emarginare e reintegrare - Francesco afferma che dal Concilio di Gerusalemme in poi quella di Gesù è la strada della misericordia e dell’integrazione. Di conseguenza, il papa invita ad evitare giudizi incapaci di cogliere la complessità delle diverse situazioni e condivide il consenso generale dei padri sinodali verso le persone che hanno contratto matrimonio civile, divorziati e risposati, o che semplicemente convivono alle quali partecipare la pedagogia della grazia per aiutarle a raggiungere la pienezza del piano di Dio.
Al discernimento personale e pastorale sono affidate le riflessioni relative ad “una seconda unione consolidata nel tempo, con nuovi figli, con provata fedeltà, dedizione generosa, impegno cristiano, consapevolezza dell’irregolarità
della propria situazione e grande difficoltà a tornare indietro senza sentire in coscienza che si cadrebbe in nuove colpe”; un altro caso contempla gli sforzi per salvare il primo matrimonio conclusisi con un abbandono ingiusto subito, chi ha contratto una seconda unione in vista dell’educazione dei figli o soggettivamente certo in coscienza che il precedente matrimonio, irreparabilmente distrutto, non era stato valido. Per i padri sinodali il discernimento dei Pastori deve distinguere adeguatamente, ed il papa è consapevole che non esistono ricette semplici, comunque la logica dell’integrazione è la chiave dell’accompagnamento pastorale consentendo una
partecipazione che si può manifestare in diversi servizi ecclesiali. La varietà delle situazioni concrete non consente una nuova normativa generale di tipo canonico; rimane possibile solo un responsabile discernimento personale e pastorale. Ai preti si assegna il compito di aiutare chi intende incamminarsi sulla via del discernimento secondo l’insegnamento della Chiesa e gli orientamenti del Vescovo garantendo condizioni di umiltà, riservatezza, amore alla Chiesa e superando qualsiasi sensazione di doppia morale. Francesco analizza le circostanze attenuanti per cui non è possibile sostenere che chi vive una situazione cosiddetta “irregolare” sia sempre in peccato mortale e privo della grazia santificante. Limiti possono derivare dalla difficoltà di comprendere la norma morale o condizioni che non permettono di agire diversamente e assumere altre decisioni senza una nuova colpa; di conseguenza imputabilità e responsabilità di un’azione possono diminuire o annullarsi. Ne deriva la necessità di valutare il rapporto tra norme e discernimento come, tra gli altri, ha raccomandato Tommaso d’Aquino: più si scende nel particolare, più si trova indeterminazione perciò, se le norme generali si riferiscono al bene da non disattendere, nella formulazione non ci si riferisce a situazioni particolari. Il risultato di un discernimento pratico circa una particolare situazione non può considerarsi una norma; occorre evitare di cadere in un’oppressiva casuistica minando, di conseguenza, anche la portata dei valori che s’intenderebbe difendere. L’applicazione rigida della norma in casi specifici può risultare un lancio di pietre contro la vita. Purtroppo sono tanti i cuori chiusi, come al tempo di Gesù: allora i farisei, oggi chi nella Chiesa stigmatizza con superiorità e superficialità le azioni dei componenti di famiglie ferite con la pretesa d’imporre a priori scelte e comportamenti. Invece, considerando le attenuanti possibili, che sono tante quanto è complessa l’esistenza di un individuo in relazione, una situazione oggettiva di peccato può determinare anche condizioni soggettivamente non colpevoli per cui la persona
interessata può vivere in grazia e crescere nella carità, ricevendo il dovuto aiuto dalla Chiesa. Perciò, precisa il papa citando l’Evangelii gaudium, i sacerdoti non devono trasformare il confessionale in sala di tortura e l’Eucaristia «non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli». Il discernimento serve proprio a questo: individuare strade possibili per rispondere a Dio malgrado i limiti riconosciuti della propria vita, nella quale i piccoli passi nella tormenta sono più meritori di chi spende l’esistenza senza doversi confrontare con gravi difficoltà. La storia della Salvezza percorre la via caritatis; prima legge dei cristiani, essa “copre una moltitudine di peccati », come si legge in 1 Pt 4,8. E’ la logica di base della misericordia pastorale mentre si continua a proporre l’ideale pieno del matrimonio, il progetto di Dio in tutta la sua grandezza insidiato da tiepidezza e relativismo; ad esso si deve affiancare non la pastorale dei fallimenti, ma l’impegno a consolidare i matrimoni per prevenire rotture. Tuttavia, circostanze psicologiche, storiche o biologiche obbligano ad un atteggiamento di misericordia e di pazienza, il riconoscimento di possibili tappe di crescita personale. Più facile risulterebbe una rigida pastorale in grado di prevenire eventuali confusioni, ma Gesù vuole che la Chiesa sia Madre pronta anche a sporcarsi le mani per raccogliere il bisognoso caduto nel fango. E’ la necessaria logica della compassione verso le persone fragili, sentimento che previene giudizi duri e impazienti per entrare in contatto con esistenze concrete, alle quali fare sperimentare la forza della tenerezza grazie al balsamo della misericordia. Questi sono i criteri per individuare i veri figli che si proiettano nell’agire del Padre, il quale si attende comportamenti da facilitatori e non da
controllori della grazia per entrare in casa sua dove – come ha detto Gesù - c’è posto per ciascuno. È vero che la misericordia non esclude la giustizia e la verità, ma non va dimenticato che è pienezza della giustizia e manifestazione della verità di Dio. Nel suo realismo, il papa precisa in una nota che probabilmente “per scrupolo, nascosto dietro un grande desiderio di fedeltà alla verità, dei sacerdoti esigono dai penitenti un proposito di pentimento senza ombra alcuna, per cui la misericordia sfuma sotto la ricerca di una giustizia ipoteticamente pura”; ricorda perciò, citando non a caso Giovanni Paolo II, che una prevedibile nuova caduta «non pregiudica l’autenticità del proposito ».
Dopo aver preparato il terreno ad una apertura alla speranza di misericordia, Francesco invita i fedeli che vivono situazioni complesse a colloquiare. Egli è consapevole che non troveranno sempre una concordanza di idee, ma è sicuro che potranno essere illuminati per iniziare un cammino di maturazione. Ciò è possibile, precisa il papa, se i pastori sanno ascoltare e manifestano la disponibilità a comprendere il dramma delle persone e il loro punto di vista.
Col capitolo nono si chiude l’esortazione affrontando la specificità della spiritualità coniugale e familiare. Francesco descrive gli effetti della comunione soprannaturale che genera unità se, ponendosi in preghiera, ci si fa illuminare dalla Pasqua. Solo allora è possibile comprendere nella sua interezza la portata di un amore esclusivo liberamente donato, la confortante carezza di una spiritualità pronta a farsi carico dell’altro curandolo in caso di bisogno, consolandolo nei momenti di dolore, stimolandone l’impegno per non perdere la speranza nella consapevolezza che se nessuna famiglia è perfetta, tutti hanno la possibilità di crescere tramite un graduale sviluppo della capacità di amare. L’esperienza quotidiana conferma che le nostre non sono relazioni interpersonali perfette perché purezza d’intenzioni e coerenza abitano solo nel cuore del Padre; ecco perché non bisogna giudicare con durezza chi sperimenta le conseguenze della propria fragilità. Ma nel continuare il viaggio della vita sulla via di Gerico non dobbiamo perdere la speranza per il peso dei nostri limiti, infatti, il Padre si accontenta della nostra disponibilità a ricercare la pienezza del suo amore e della sua comunione.
LR

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